update 05 Dicembre 2021

SCHELETRO

1991, trenta anni fa... Io dentro uno scheletro vuoto di cemento armato. Una foto sfocata in bianco e nero. Una foto che racchiude un intero periodo della mia vita, insieme a tante pagine scritte che questa mattina presto mi sono andato a rileggere. Disegni, ritagli di girnale e già allora un logo ed un acronimo che semplificava tutto, N.U.D.
Nostra Urbana Depressione... A trent'anni di distanza forse è rimasta solo la Mia Depressione, in forme diverse, altalenante, solida come i pilastri che sostenevano i piani di un fabbricato deserto.
Trent'anni dopo intorno a quello scheletro ci sono nuovi organi e tessuti, atea mistica meccanica macchina automatica no anima.
Io sono nello stesso punto, seduto ad una tavola rotonda, se allargo lo sguardo, intorno a me il vuoto fatto in persone ad altri tavoli non troppo distanti...
La mosca notturna gira tra i tavoli e si gode la spettacolo della cena.
Io con la mia calvizie e i pensieri nascosti sotto il cappello, tonnellate di trucco sui volti delle ragazze, labbra rosse, schiene scoperte, inchiostro... tonnellate di gel sui capelli pettinatissimi dei ragazzi, vino al tavolo, scarpe diem.
Non conosco nessuno, sono troppo vecchio, questo è il modo di divertirsi? Sono fuori luogo? Poi affino lo sguardo e scruto gente familiare ma che non conosco veramente. Il deejay che saluta di persona ai tavoli, quello del service audio, quello che organizza, quello che gira ancora, instancabile in questi posti, le signore ai tavoli davanti e i figli con le fidanzate e gli amici qualche tavolo più dietro, quelli sopra che guardano quelli sotto, quelli che dopo un certo orario entrano nell'area privée, ma cazzo ancora qua stiamo.

Arrivano i piatti, il vino al tavolo, camerieri in mascherina, distanza sociale nulla, e sembra siamo tutti uguali, il deejay, quello del service, l'organizzatore, la signora, la ragazzina con la schiena scoperta, il libero professionista e l'operaio dell'acciaieria in cassa integrazione, quello che gira ancora instancabile con il cocktail in mano e io che vorrei tornare al 1991 quando i miei pensieri potevano svanire negli spazi immensi di uno scheletro vuoto e non rimbalzarmi addosso.
Sembriamo tutti uguali, ma io non sono così. Per un attimo mi sento diverso, inutile, una mosca notturna in un ecosistema di pipistrelli.
Vita in te ci credo... Mi ricordo che sono passati trent'anni, in piedi, di spalle, sguardo basso scrollo sullo schermo del mio telefono, geolocalizza, cerca, vedi le stories... ed eccoli! Quelli al tavolo alle mie spalle... Le ragazze con il vestito rosso che si fanno la foto con la linguaccia nel cesso... La signora... Quelli sopra a quelli sotto, quello che gira ancora e non ha neanche una stories. Mi sento meglio ma non sto meglio, non sono meglio.
La cena finisce... Si aprono le porte... Entra altra gente già mangiata, si spostano i tavoli, il deejay ritorna al suo posto, la mosca vola via nella notte che è ancora lunga, scintille, aria chiusa, cerco di allontanarmi, devo scappare prima che questo scheletro vuoto mi crolli addosso schiacciandomi


2020 Cosa è cambiato:

Negli anni ho cambiato più volte l'aspetto del sito, scegliendo soluzioni più o meno belle, funzionali e personali.
Da qualche mese mi trovo tra le mani questa nuova versione di DW (ricordo la prima passatami da Fabrizio dell'Umakesh) ed ancora non ci sono entrato completamente dentro, ho meno tempo che in passato e fondmentalmente non sono un webmaster ma solo uno a cui piace scrivere.
Così alla fine ho preso dalla libreria un modello e l'ho adattato alla mia formula.

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