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update TARANTO 12 Maggio 2024

VAI TRANQUILLO

Esci da una doppia fila in Corso Umberto senza mettere la freccia. Giustamente ti eri fermato per comprare le sigarette e giustamente con la mano con cui potevi mettere la freccia hai il telefono in mano... Piegato per sentire bene chi sa quale messaggio vocale (?).
Prima del primo semaforo butti la carta di plastica delle sigarette dal finestrino. Andatura rilassata tra un ascolto piegato e un vocale inviato. Non ho fretta e comunque i semafori non sono più sincronizzati e becchi un verde si e due no.
Vorrei quasi essere nell'auto per sentire il tenore dei vocali, ma lo immagino.
Su corso Due Mari butti dal finestrino la carta argentata del tuo pacchetto di sigarette appena comprato in corso Umberto.
E continui rilassato, la cenere dal finestrino, la testa piegata per ascoltare i vocali in una mano il telefono, nell'altra la sigaretta, intanto la macchina va!!
Prima della chiesa di San Giuseppe butti il mozzicone con un "tippeto" per farla andare lontano...
Piazza Fontana , il rondò anche se sembrava che stavi andando dritto alla stazione, ma vai tranquillo tanto sono solo le dieci e trenta di sabato.
Finalmente sul ponte della ferrovia posso sorpassarti, mentre ancora stai inviando l'ennessimo vocale e hai anche il tempo per girarti e guardarmi mentre ti guardo...
Tranquillo, non sei solo uno stronzo, hai proprio la faccia di merda.

MA QUAL'E' IL NOME E QUAL'E' IL COGNOME

Ci sono persone che hanno il cognome che corrisponde ad un nome proprio di persona e fin dai tempi della scuola generano stupida ilarità dubbi ed errori. Ne ricordo diversi incrociati nel corso della mia vita, probabilmente l'ultimo risale ai tempi in cui mia figlia frequentava la scuola materna e poi le elementari. In classe sua c'era un bambino con questa caratteristica ereditata dal padre.
Come spesso accadeva a quei tempi ti toccava frequentare i genitori dei compagni di tua figlia per via delle tante feste consumate nelle più svariate sale festa o quando nella chat dei genitori si discuteva di cosa era meglio per i nostri figli o ancora, per forza di cose, quando si aspettava l'uscita e intavolavi i discorsi più variegati, che speso come il gelato si scioglievano nel tempo della campanella.
Lasciamo stare la madre, che meriterebbe una storia a parte, con questo tipo non ci ho mai legato. Di quelle antipatie a pelle, confermata dai discorsi che ci vedevano diametralmente opposti e al suo eloquio finto colto tipico delle persone che pensano di sapere tutto (approssimativamente) e non hanno pudore a farlo vedere, se non poi cadere nelle frasi fatte di moda che spesso caratterizzano, a parer mio, proprio i poveri di argomentazioni: Assolutamente si/no e Ma di che cosa stiamo parlando? Erano quelle in voga in quel periodo!
Per fortuna quel periodo scolastico è passato, ricordo però indelebilmente la questione Babbo Natale e gli elfi da lui caldeggiata (e da tutti noi pagata) come extra per i nostri bambini durante una recita scolastica, o i vani tentativi per diventare rappresentante dei genitori suoi e in particolare della moglie, credo ora ex moglie, e le continue ed inutili osservazioni a tutto quello che si decideva democraticamente.
Ho incrociato questo tipo poi una volta in ufficio come non so bene che tipo di ruolo ricoprisse quando fu redatto il piano di sicurezza (il suo nome non compare da nessuna parte), poi più niente.
Amici sui social ma silenziato da me perché di cani, citazioni ed un integralismo ottuso verso una particolare parte politica mi urtavano l'umore.
Poi però l'algoritmo è quello che conta e quando visiti la pagina di facebook di tarantoèlui per vedere due foto e passare il tempo tragicomicamente, quello che ti spunta in primo piano tra le tante discussioni sotto quella o l'altra foto sono proprio i commenti dei tuoi "amici" di facebook.
Il nostro difende sempre a spada tratta tutto quello che l'amministrazione Melucci combina. Sempre e comunque!
Sul taglio degli alberi, sulla pista ciclabile, su questa o quella iniziativa eccolo li a difendere come se fosse al soldo stesso dell'amministrazione (e non mi stupirebbe), come un troll di babbo natale che porta pacchi vuoti e se qualcuno gli risponde facendoli notare qualcosa che non ritorna nel suo discorso o ancora contraddice completamente il suo post, nel giro di qualche minuto, passa alla controrisposta sempre in tono offensivo, mai volgare ok, ma che sviando da un confronto tra persone civili sentenzia in maniera arrogante e semplicistica "lei è il solito tuttologo da social?" "Ma non sapete che fare" e tanti altri che non sto qui a riportare.
Alla fine io resto delle mie idee, elastiche, progressiste, mutevoli... Anche se probabilmente su una cosa soltanto non avrò mai dubbi, sulla chimica a pelle che ho con una persona, o forse un dubbio ancora c'è, qual'è il nome e qual'è il cognome? E Babbo Natale esiste?

PRONTO SOCCORSO LONG STORY

Ed eccomi al pronto soccorso dell'ospedale di Taranto, che potrebbe essere il pronto soccorso di un ospedale di una qualsiasi città, trincea di guerra tra la disperazione, il bisogno ma anche l'arroganza e la maleducazione e il personale bersaglio senza armatura sulle prime linee degli sprechi, dei tagli e della malasanità stratificata.
La vita e la morte s'incontrano e ballano di continuo e tu se non hai perso la lucidità puoi guardare con distacco quello che succede.
Dall'arrivo in ambulanza di mio padre in codice rosso, mi fanno aspettare fuori in una grigia mattina ventosa.
Non so quanto tempo è passato sulla panchina in cima alle scale mentre i piccioni entravano e uscivano da un buco laterale della pensillina metallica.
Arriva gente e gente continuamente cerca di entrare per avere notizie e aggiornamenti sullo stato dei propri cari. tra il vociare e il lamentarsi sento il ticchettio delle zampe dei piccioni sopra la mia testa all'interno della pensillina metallica e penso allo schifo che nasconde.
Mi chiamano entro, mi portano all'interno della sala pronto soccorso dove mio padre semi incosciente giace sulla barella, mi dicono che la situazione è grave, che al momento l'hanno stabilizzato e quali sono gli esami che faranno quanto prima.
Mi fanno uscire. Dopo poco i vigilantes cacciano fuori due signore che si erano imbucate dall'ingresso dell'ambulanza restando abusivamente di fianco alla barella del loro parente dietro la tenda.
Non sono un dottore e non so molto di medicina, quindi nella mia preoccupazione e disperazione mi affido pienamente a persone sicuramente più competenti di me. Cosa che peò non fanno tutti, qualcuno è impaziente si lamenta, non vuole aspettare, minaccia già di chiamare le forsze dell'ordine... Come se il loro malato fosse l'unico all'interno di un reparto, che visto con i miei occhi invece era pieno. Nell'accettazione invece uno stuolo di codici meno gravi che sicuramente avranno tempi d'attesa più lunghi perché davanti a loro c'è sempre qualcuno di più grave che può a ragione passare avanti. Loro sono i più impazienti di tutti.
Arriva un ragazzo dell'est che si tiene l'addome come se avesse ricevuto una sciabolata, entra e dopo poco inizia a gridare come un pazzo. Pretende cure immediate, la sua voce si sente da fuori...
Mi richiamano dentro ed iniziano a prospettarmi vari scenari ed espormi varie diagnosi, anche alle più improbabili e drammatiche non faccio polemiche. Seguiranno altri esami.
L'urlatore dell'est mentre esco nuovamente viene riportato alla calma da un paio di vigilantes e dei poliziotti. Per chiudere rapidamente questo discorso alla fine risulterà avere soltanto un forte mal di stomaco per una non meglio specificata indigestione!!
Alcune persone che sono li con me dalla mattina iniziano a crollare mostrando insofferenza, vedo entrare e uscire le più variegate persone, dai distinti ed eleganti signori, alla povera gente, alla feccia umana!
Mi richiamano, mio padre verrà ricoverato, ad ulteriori analisi tac, contrasti, e non mi ricordo cos'altro sono più chiari e dettagliati, non sono sereno ma sono sempre calmo, sempre pronto al peggio.
Di nuovo fuori mi chiameranno per dirmi in quale reparto sposteranno mio padre.
Passeranno quasi due ore senza che nessuno mi chiami, ma non penso che si sono dimenticati di me, aspetto perché è questo che adesso devo fare.
Dopo due ore e mezzo però chiedo se è possibile avere delle indicazioni. Il vigilantes dice di domandare all'accettazione quando non sono impegnati... Tra arrivi in ambulanza, persone che entrano a piedi è praticamente impossibile e mi sembra quasi indelicato chiedere qualcosa... Una ragazza registra un arrivo, da informazioni per compilare un modulo ad un altra persona, risponde al telefono ad una collega e nel frattempo sta misurando la pressione ad un signore seduto dietro il desk.
Una trincea nella trincea. Non riesco a fare nessuna domanda, dopo un'altra buona mezzora di attesa mi chiamano dicedomi di andare al secondo piano nel reparto di medicina per il ricovero.
Da qui poi si aprirà una nuova fase che durerà oltre un mese.
La vita la morte la disperazione i tagli la malasanità l'attesa. Se vai al pronto soccorso devi essere pronto a tutto e devi affidarti al lavoro e alla competenza di chi ci lavora. Certo non sempre le cose vanno bene, non fanno i miracoli e probabilmente tra quelli che sono li dentro non tutti sono il massimo.
Per quello che ho potuto vedere io le cose possono funzionare meglio se non aggiungi tensione e impellenza in più ad un lavoro non facile e in perpetua emergenza.
Mio padre al momento sta molto meglio è arrivato al pronto soccorso che era quasi morto e dal pronto soccorso hanno iniziato a riportarlo verso la vita.
Si, io al pronto soccorso mi sono trovato bene, ma non credo che ci vorrei tornare ancora.

DOMENICA SERA

Domenica sera, buio in città. Cammino lungo un marciapiede. Da un palazzo dall'altro lato della strada una finestra aperta, luci all'interno. Si propagano dal secondo piano le voci di bambini, adulti che discutono, risate, qualcuno che alza la voce per farsi sentire.
Domenica sera... Mi sembra di essere ancora lì, a casa delle mia nonna materna che abitava in un vecchio palazzo d'epoca con le stanze una dietro l'altra (ma di questo forse ho già scritto altre volte). La domenica sera era prassi andare a trovarla.
Lo facevano tutti i suoi figli, sei in tutto con i rispettivi consorti e nipoti. Chi arrivava dalla mattina, chi per pranzo, chi dopo pranzo... chi per cena.
E la scena era proprio come quella che immagino presentarsi dietro la finestra aperta del secondo piano. Un tavolo intorno al quale qualche adulto discute, un capannello in cucina, le discussioni che s'intrecciano, i bambini intorno a parlare e giocare tra loro, qualcuno che s'intromette, qualche adulto che ride o lo rimprovera. Se arrivava o andava via qualcuno tutto si fermava per un attimo.
La domenica sera non mancava mai niente a nessuno se stavi a casa della nonna.
Una fetta di pane inzuppata, qualche pomodoro, sale e poche gocce d'olio! L'acqua del rubinetto per tutti, il vino del paese per i più grandi. Gli avanzi riscaldati del pranzo, qualche volta le pizzelle portate tra i fogli di carta!
Le voci che si rincorrono, niente televisore, niente telefono che ti risucchiava aria viziata e se chiudo gli occhi quelle voci ritornano indietro tra le labbra dei mie zii, quelli che non ci sono più, quelli che non vedo più, tornano da mia nonna, da mia madre, da mio padre che si alza e fa cenno che dobbiamo andare perché tornare a San Vito sembrava un viaggio e domani era di primo turno.
Domenica sera, cammino e non sento più niente, buio, luci spente dietro finestre chiuse.


A NICE SMILE

Ed eccoti passarmi alle spalle strisciando sul muro come una blatta, facendoti scudo dietro una bambina e nascondendoti dietro il telefono, facendo finta di parlare...
Che tristezza, che delusione, ma oggi posso anche dire che niente assoluto! Forse senti il bisogno di proteggerti, ma da che cosa? Crearsi un alibi, ma solo per te stessa, uscire dall'ombra, pugnalare alle spalle, tornare nel buio. Questo è!
All'inizio ti avrei presa a calci senza pensarci troppo, ti avrei dato schiaffi in testa senza rallentare la mia corsa. Ma quelle poche volte che sfortunatamente la meridiana piantata in mezzo alla tua faccia sgnava la tua ora non eri sola, proprio come ora, per tua fortuna e più per la mia.
Forse credevi che sparire dai radar ti avrebbe aiutata ma non è servito a molto, sei sempre stata un target da colpire e affondare. A pulsare sempre nel mio sonar.
Poi l'acqua inesorabilmente entra da sola, dalle più piccole fessure, e devi svuotare per non andare a fondo. Navigare è difficile se non sai leggere le carte.
Il tempo passa e la vendetta va servita fredda, ma al momento ho intrapreso una nuova strada che in pochi passi mi ha portato molto più lontano rispetto a dove sei arrivata tu in tanti anni di fuga.
Continua a fuggire e a nasconderti ma non da chi hai paura. Il tempo passa e anche se non dimenticherò mai, ti ho già scordata.
Sei un fantasma non più un ghost, non sei più niente.

IL SITO E' UN'ALTRA COSA

Qualche anno, quando arrivava il momento di rinnovare il dominio del sito venivo preso dalla voglia di aggiornare anche l'aspetto delle pagine. Passando dagli esperimenti primordiali e molto più basici a quelli un po' più elaborati che a rivederli oggi, di elaborato non avevano proprio niente... Poi il tempo è diventato sempre di meno e la stessa voglia di cambiare sempre tutto un po' è passata. A dir la verità qualche anno fa ho anche pensato di chiudere tutto, che restare online non aveva più senso.
Quando è nato flozstation non esistevano ancora i social e avere la possibilità di scrivere e pubblicare online mi ha migliorato la vita e ha fatto la differenza. Poi le varie piattaforme hanno via via ingoiato tutto masticando e rigurgitando tutto!
Foto, idee, pensieri e verità assolute... Troppe verità da risultare indigeste. Troppe idee da far venire l'emicrania. E' diventato talmente facile e scontato essere online che probabilmente la scelta più destabilizzante e non esserci più.

Negli anni ho cercato di diluire ed espandere flozstation da altre parti, ma non è mai stato come avrei voluto, il sito è un'altra cosa, le foto, le idee e le verità assolute hanno un altro significato.
In più di ventanni di update vi ho visto nascere, crescere e morire ma Flozstation è ancora qui, vecchio e primordiale, semplice e complicato.
Intonaco scrostato di un muro portante!

CHE CI MANGIAMO

Vivo in una città disperata. Una città che si svuota, una città che chiude. Chiude tutto mentre l'unica cosa che apre sono posti in cui poter bere o poter mangiare.
Localini, birrerie, bistrot, Art Restaurant, kebabberie e rosticcerie!
Mangiare è fondamentale per sopravivvere ma per mangiare non posso morire.
Passo per una strada e vedo i lavori in corso, tempo un mese grande apertura, tempo un'altro mese un deserto arido che muore, che si divora dall'interno, tempo un mese fittasi locale!
Vivo in una città dispersa. Una città che nuota nella sua bile, una città che chiede pietà.

LA COSA

Quanto valgono le cose? Mai quanto vale la vita è la risposta che mi viene immediata.
La storia è semplice e triste, c'era questa signora che viveva sola, i pochi parenti che ogni tanto la venivano a trovare, per la distanza e per l'avanzare dell'età avevano diradato le loro visite. Questa signora aveva anche dei problemi fisici che le limitavano o meglio le rendevano problematico il movimento. Ad ogni modo era schiva di natura, stava sempre chiusa in casa, guardava la televisione fino a tardi e si alzava nel primo pomeriggio, quando apriva la porta dell'ingresso... La signora abitava nella mia strada!
Da buoni vicini abbiamo sempre cercato di darle una mano quando lo chiedeva, per le piccole cose, la spesa, cambiare una lampadina in casa ma anche per le cose un po' più grandi, tipo portare la macchina che non usava più al collaudo, e personalmente andargli a ritirare i soldi dal bancomat.
Ogni volta rimaneva meravigliata che in 5 minuti andavo e tornavo in bicicletta dal bancomat della posta di San Vito con i suoi soldi e con i movimenti stampati prima e dopo per non avere nessuna rottura. Era una buona azione.
Poi qualcosa nella sua salute è andato a rotoli, non so bene cosa, quando sono arrivati i parenti più prossimi (anche geograficamente) l'hanno trovata in condizioni impensabili. Aveva smesso da tempo di chiamarci per questo o quello, aveva smesso di dirmi sempre le stesse cose, come stava mia figlia, di come si dispiaceva per mia madre, di come gli davano fastidio i cani dei vicini che abbaiavano sempre, della villa troppo grande ma che ormai era troppo tardi per andarsene.
Quando l'hanno portata via con l'ambulanza ho sentito dire al medico che chiamava in ospedale per il ricovero che era un caso umano!!
Certo aveva le sue fissazioni, ma per ridursi in un caso umano in così poco tempo...
Conoscendo quanto odiava spostarsi da casa sua un po' mi aspettavo che non sarebbe più tornata, ma che sarebbe morta la sera stessa francamente no.
Ci hanno messo del tempo per ripulire e rendere nuovamente accessibile la casa.
A distanza di qualche mese dalla sua morte i parenti hanno diviso tutto il contenuto di valore della casa secondo dinamiche che non mi hanno mai interessato e non hanno mai fatto parte della mia natura e poi hanno dato il via libera a vicini e conoscenti di razziare tutto quello che era rimasto all'interno prima di chiamare degli svuota cantine in una sorta di scala gerarchica di rapporti con la signora, prima di mettere in vendita l'immobile
Mi ha fatto molta pena pensare a gente che neanche la salutava e che ora rovistava e raccoglieva cose utili con o senza un vero valore economico ma soprattutto senza conoscere niente di quelle cose di quelli oggetti e magari del significato emotivo che avevano avuto nella sua vita. Chi sa cosa penserebbe quella signora a vedere tutto questo, vicini e perfetti sconosciuti girare dentro casa sua, con le sue cose in mano e un ghigno sul volto
… E stava delle ore seduto sul corbello, col mento nelle mani, a guardare le sue vigne che gli verdeggiavano sotto gli occhi, e i campi che ondeggiavano di spighe come un mare, e gli oliveti che velavano la montagna come una nebbia, e se un ragazzo seminudo gli passava dinanzi, curvo sotto il peso come un asino stanco, gli lanciava il suo bastone fra le gambe, per invidia, e borbottava: - Guardate chi ha i giorni lunghi! Costui che non ha niente! - Sicché quando gli dissero che era tempo di lasciare la sua roba, per pensare all'anima, uscì nel cortile come un pazzo, barcollando, e andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini, e strillava: - Roba mia, vientene con me!”.
Ma i cani continuano ad abbaiare e la casa ormai e quasi vuota.


AL FIUME

29 Ottobre ore 12:00 anche se in realtà sono già le 13:00. Oggi ho scelto il fiume per sfuggire alla calca di negazionisti del climatechange, che brulica sul litorale a riva di mare, ai parvenu del bagno ad Ottobre, che hanno scoperto finalmente che l'acqua è calda almeno fino a Dicembre! A quelli che esordiscono con il 90 di Agosto, che paura.
Qui invece non c'è nessuno. Il traffico sulla statale che rimbomba da sotto il ponte, le libellule che riquadrano l'aria con le loro traiettorie, le rane che spariscono sotto un velo di alghe.
Le strutture di legno viscide ed instabili.
L'acqua trasparente quando riesci a vedere attraverso le liane marine che ondeggiano al suono di una musica che non puoi sentire.
L'acqua fredda in cui scomparire lentamente, aprire gli occhi sotto la superfice ed avere la sensazione che il tempo sia rallentato, sentire il battito del cuore che sovrasta quello del traffico.
Il sole che brilla riflesso.
Viaggio leggero sulle acque sospinto dalla corrente, verso qualcosa di più grande.


YOGA

Lo Yoga è ancora di moda? A giudicare da come viene infilato nelle più svariate pubblicità mi verrebbe da dire senza ombra di dubbio di si!
Lo Yoga è qui e ora, vive e lotta con noi!
Sono ormai molti anni che pratico attraversando diverse sale, alcune belle altre improvvisate ed inadatte, passando attraverso insegnanti, alcuni bravi, altri meno, da qualcuno ho imparato molto, dal peggiore ho imparato la lezione più importante!
Ancora sul tappetino, incensi nebulosi, luce tremule nella penombra e il ritmo del respiro che scende in profondità del mio abisso.
Sembra che affondo, invece è l'acqua che riempie lo spazio e sale alta.
Io sono sempre nello stesso punto, con lo sguardo che spazia nel buio.
Lo Yoga è una moda! Mai fuori moda. Molti si vestono solo per apparire, altri semplicemente per non sentire freddo dopo essersi bagnati.

Allora saltate sul tappetino volante rilassatevi ma solo dopo aver fatto l'ordine per mangiare merda fast food, meditate senza mai andare offline tutto compreso alle frequenze di 50giga, puntate i vostri obbiettivi, scoccate la freccia nascondendo il braccio dietro l'arco, nascondendo il vostro tanfo dietro odori orientali, sul tappetino concentrati mentre cercate di non perdere niente, non perdere tempo, trattenendosi... trattenendosi dal mandare a fare in culo il vostro insegnante:

Master of pupa's I'm pulling your strings
twisting your mind and smashing your dreams
Blinded by me, you can't see a thing
Just call my name, 'cause I'll hear you scream


DA CENTO A ZERO

E' da tantissimo tempo che non vedevo un telegiornale condotto dal direttore...
Non mi è mai piaciuto il suo modo di raccontare le notizie, così come non mi è mai piaciuto il modo con cui facevano azienda i suoi editori...
L'ho raccontato fin dagli albori di flozstation, in realtà ancor prima in qualche mio racconto cartaceo.
Qualche settimana fa ho incrociato ancora una volta il suo telegiornale in onda su una nuova emittente, perché NumeroTV (n.d.r.) non esiste più!
Lo stile però resta quello. Inconfondibile, inossidabile.
Un'orazione saccente, condita sempre con gli stessi vocaboli ad effetto ormai logori e fuori tempo massimo.
Lui conduce, lui sta dietro molti servizi, o lui o sua moglie o quel che è. Poi un servizio su un evento dibattito del giorno prima moderato dalla moglie, o quel che è!
I servizi sono quasi tutti con immagini di repertorio montate a nastro che si ripetono tre o quattro volte durante il parlato, un servizio sui Giochi del Mediterraneo fatto con il rendering del progetto dello stadio, o quel che era! Ma chi ci crede?
Vacche magre, tempi bui. Non ci sono più i servizi spot, quando si andava all'apertura di qualche attività commerciale, mi ricordo benissimo un paio di questi presenziati anche dalla buon'anima del dissesto.
Tanti anni dopo sembra non essere cambiato niente, sempre uguale, sempre lo stesso, eppure il mondo dell'informazione stesso è completamente diverso. Prima i tweet, poi le condivisioni su facebook, poi sempre peggio, i video inoltrati a tempesta su whatsapp, ricordo a tal proposito proprio un servizio di NumeroTV su una bomba d'acqua che mise in ginocchio la viabilità cittadina, fatta esclusivamente con i video che giravano su whatsapp, video che fin dalla mattina già tutta la città aveva già visto e condiviso sul suo smartphone... Allora serve ancara una TV con un notiziario del genere?
Fatevi un canale tiktok o un profilo di coppia come gli influencer raccontateci Taranto, o quel che è!

DISTORTI TELLING

Nell'esposizione che facciamo di noi stessi non siamo mai completamente sinceri. Raccontiamo quello che vogliamo mostrandoci sempre nel modo migliore, ma sappiamo che non è così.
E' una legge non scritta ormai consolidata, una regola d'ingaggio che però spesso viene dimenticata e qualcuno, quasi tutti in realtà, nel veloce scorrere del tempo scandito da qualche decina di secondi ormai crede a tutto.
Leggo tra le righe e nelle ombre dietro le immagini, nei riflessi delle lenti colorate... Non sei due chiappe sulla riva di mare o forse sei solo quello! Chiudo le pagine del libro, chiudo gli occhi e vedo il tempo che passa davanti, senza filtri, senza limiti, senza director's cut.
Cretina sul monopattino lungo la corsia preferenziale. Al rallentatore... Le puttanate che racconti. Acqua marcia e fluido emorragico.
Una città distrutta. Uno struzzo con la testa infilata in un buco di culo che fa finta di non vedere ma ti prenderei a calci da sotto al portone di casa fino a torre mattoni. ma ci vedi benissimo.
Love!
Eccoci allora, ognuno racconta la sua, senza tregua, senza nessuna regola... Perché sei abituata a barare. Assi nascosti e colpi bassi, io sempre con la guardia alta.
"Potevi pure mandare messaggio tu per avere conferma" Non serve, è scritto nelle costellazioni!


CONCORSO PUBBLICO

Cosa ci faccio qui? La prima ed ultima volta che ho partecipato ad un concorso pubblico è stato quasi trent'anni fa, a Milano, arrivandoci in aereo da superstar... Ma erano altri tempi! Poi la vita è andata in un'altro modo anche perché io non ci ho mai creduto e mai mi è piaciuta l'idea di un determinato lavoro.
A distanza di tempo, probabilmente fuori tempo massimo, mi ritrovo in un profilo perfetto, in cui sembra solo mancare il mio nome.
Ma il posto fisso non è una fissazione solo per Checco Zalone e io tra l'altro, non ho nessun Senatore Nicola Binetto a coprirmi le spalle porcaputtena! E quindi eccomi in mezzo ad oltre un migliaio di persone che sono solo 1/4 dei partecipanti totali suddivisi in quattro prove.
In un afoso pomeriggio di un Maggio anomalo cerco una timida ombra infastidito dal sole e dalla troppa gente a cui ormai non sono più abituato non parlo con nessuno, perché sono fatto così e ormai non riesco più neanche ad ascoltare quello che si raccontano, non fino in fondo, perché dopo poco percepisco un senso di disagio.
Un tipo è arrivato da Venezia! Un'altro da Catania... Moltissimi ragazzini (appena diplomati) accompagnati dai genitori come in un viaggio della speranza al santuario posticcio del parastatalemilitare.
Qualcuno sotto il sole con la giacca ed il collo di pellicciotto con un libro dei test che ripete... una coppia di fidanzatini che non la smettono di sbaciucchiarsi, lei dice a lui che si doveva vestire a strati perché sta sudando come un maiale. Uno che fuma in continuazione. Tre ragazze di Taranto, una chiama la madre e chiede se gli ha comprato la giacca (?!) alla risposta negativa sbotta e inizia a fare una scenata... <Vedi che mo torno a casa e non faccio più niente, non hai capito> Poi si rivolge alle amiche, palesemente imbarazzate <Nooo mo che torno gli smonto la casa>
Qualcuno stanco dell'Ilva, qualcuno con l'aria disperata, altri come davanti all'ingresso di un concerto (infatti ci hanno dato un braccialetto prima di entrare), ridono e scherzano... Tanti perché lo devi fare, altri invece quasi costretti.
Quelli professionali con la giacca e la cravatta, lo zainetto da libero professionista, poi lei con il body nero e i jeans da afterhours!!
Dietro di me quando finalmente riusciamo a sederci uno che conosceva l'italia solo in base alle trasferte del Taranto (almeno a quelle a cui aveva partecipato) e chi sa cosa ha risposto alla domanda dove sfocia il Po?
Di fianco a lui un tizio di Manfredonia che aveva fuso il motore sulla tangenziale e che sarebbe tornato a casa in treno... Quello dietro di me gli ripeteva <Ma chi te l'ha fatto fare! Chi sa a che ora arrivi? Ma dov'è Manfredonia? Quando iniziamo che già magghjèruttucazz> E nonostante tutto aveva già passato i test, le prove successive e chi sa quale altro step e diceva all'amico più dietro <Già m stoc a ved... Alle due voch e mang a cas e po' m corc!!>
Parte la prova. Un'ora di tempo. 60 domande.
Malumore perché se finisci prima non puoi andare via.
Ma un'ora vola via veloce, anche qui.


SCREENS

Non credo esista una legge che vieti l'alloggio dello smartphone sul cruscotto della propria auto, ma per quale motivo uno è spinto a farlo?
La motivazione più sensata, probabilmente la più utile che mi viene è quella di utilizzarlo come navigatore. Come al solito geolocalizzo il mio pensiero nella realtà in cui vivo e una città come Taranto non credo sia talmente tentacolare da spingerti in un Sottosopra da cui è impossibile uscire. Ultimamente mi capita di accompagnare mia figlia a casa di qualche amica o in posti che non conosco, ma mi basta uno sguardo rapido alla mappa prima di partire per capire dove andare senza dover seguire il mio pallino muoversi sullo schermo con la coda dell'occhio.
Una seconda motivazione è quella di utilizzare al meglio il vivavoce durante una chiamata...
La verità però probabilmente è un'altra. Molte persone non riescono a non avere un contatto fisico con il proprio smartphone anche quando sono alla guida, anche su auto (ormai quasi tutte) con il navigatore ed il bluetooth di serie.
Così avere il telefono a portata di mano e di occhi ti consente di usufruire anche di tutte le altre, meno utili, possibilità.
Ascoltare i vocali anche se poi per rispondere con un altro vocale bisogna riprenderlo in mano.
Controllare i messaggi sulle molteplici chat, singole o gruppi variegati.
Scorrere la timeline di qualche social, sentire spotify con la pubblicità, vedere youtube, guardare reels del cazzo come mangiare noccioline.
Tutte cose che si fanno ormai abitualmente, inconsciamente... Anche mentre si è alla guida.
L'altra sera, mentre ero in auto, anche io ho preso il mio smartphone dalla tasca per fare una foto, si mentre guidavo, ma non è venuta benissimo proprio perché guidavo e ho dovuto farla a memoria.
L'auto davanti a me, tra l'altro passata alla rotatoria con dubbia sicurezza, mi colpisce a distanza per l'eccessiva luminosità del suo cruscotto. Non è nuovissima e non ha schermi di serie ma il suo proprietario ha ovviato a questa carenza dotandola di una consolle multimediale formata da due grandi schermi, lo smartphone sulla sinistra, per accedere a tutte le utilità fin qui descritte e uno schermo ancora più grande (a me mi sembra un tablet) per delle attività ausiliarie di cui onestamente ignoro l'entità.
Sulla via per Taranto, proveniente da Lama, all'altezza di una pescheria accellera, supera un paio di macchine per poi fermarsi al distributore poco più avanti.
Lo seguo a distanza, sono incuriosito. Ma purtoppo non lo trovo in coda alle pompe ma fermo più avanti, il crusotto già senza luce, armeggia per smontare la sua consolle, io mi sono parcheggiato poco più avanti e non ho una visuale da detective dei film, nessuna ciambella fritta e nessuna nuvola di fumo che aleggia nell'abitacolo.
Mi aspettavo che dall'auto uscisse un ragazzino con il doppio taglio sfumato, i pantaloni stretti e le caviglie scoperte invece, esce un tipo che potrebbe avere all'incirca la mia età, in tuta mi pare, che s'infila nel bar.
A quel punto sono andato via piantando la mia indagine nel parcheggio del distributore pieno di curiosità e domande senza risposta: Era un tablet? A cosa cazzo gli serviva? Con quale stato di concentrazione guida con tutta qualla luce sul cruscotto, quanti metri resiste senza buttare gli occhi sul primo e sul secondo schermo?


SETTIMANA SANTA

Negli anni ho attraversato la Settimana Santa con diversi stati d'animo e di attenzione.
Da bambino incosciente sballottato tra un sepolcro e l'altro, da adolescente come scusa per fare tardissimo la notte, da emigrato come un bel ricordo di orgoglio campanilistico, più recentemente come una gabbia in cui osservare i comportamenti degli uomini al margine di quella gente scalza ed incappucciata.
Il momento del tutti reporter, ancor prima degli smartphone, i fuori sede che dopo tre mesi a Bologna smbravano tornare da una vita nella Summer of Love quando invece solo fino al Maggio precedente andavano a scuola ai Salesiani! Basta talmente poco per sprovincializzarsi...
Quelli che camminano oltre le transenne perché qualche conoscente sta chi sa dove.
Il rumore delle bottiglie di birra che rotolano in piazza Fontana, quelli che "Però quant'è bella la Città Vecchia!"
Il momento in cui la Settimana Santa è morta sul Ponte Girevole e di andare in giro non ho più voglia e quel ponte non lo attraversi più almeno per qualche giorno.
La Settimana Santa come un fastidio nei miei normali spostamenti, ma mi faccio il segno della croce e aspetto l'applauso all'atterraggio.

flozstation2007

IL CORRIERE PARCHEGGIA MALE LA POLIZIA LOCALE S'INCAZZA

Cosa non è stato detto ancora sulla vicenda? Da che parte stare? Da che parte sto?
In una realtà in cui non ci si basa più sul sentito dire o su l'ha detto l'amico di un mio conoscente che era proprio lì quando è successo ma sui video visti e rivisti in differita riuscire ad avere una visione obbiettiva e pulita risulta più difficile.
Il senso civico ed il rispetto delle più elementari regole del codice stradale in città sono decisamente ad un livello vicino allo zero frutto anche di una radicata sensazione d'impunità maturata in anni di poco controllo e presenza sul territorio di chi dovrebbe controllare che trasformano spesso anche le persone per bene in ignoranti ed arroganti delinquenti.
La mia analisi mi porta su questo ragionamento: Perché prendersela con un corriere espresso che sta facendo le consegne e che per ovvie ragioni (vista anche la situazione critica dovuta ai recenti lavori per il rifacimento del manto stradale in diverse zone del borgo) non può parcheggiare correttamente ad ogni consegna (cosa che tra l'altro vedo normalmente eseguire in maniera rapidissima)?
Se bisogna chiudere un occhio o fare finta di non vedere, questo potrebbe essere un caso visto tutto il contorno.
Ma allo stesso tempo non so cosa abbia creato quella escalation di comportamenti. Sentirsi parte lesa, sentirsi intoccabile, trasformarsi in un teatrante, sentirsi un irreprensibile rappresentante della legge, sentirsi offeso per qualcosa, trasformarsi in un insensibile robocop...
Boh? Tra un commentare e l'altro la vita continua.
Via Medaglie d'Oro è un percorso che faccio purtroppo quotidianamente.
Iniziando da chi svolta a sinistra, tagliando la strada, percorrendo via Campania sulla corsia di destra buona solo per andare dritto o svoltare a destra, per continuare con i camion che scaricano ai supermercati, alle volte più di uno in contemporanea e non tutti sulle zone di carico e scarico, su tutta la via ci sono 4 supermercati, le macchine in doppia fila per la pausa caffè davanti ai quattro bar della via (al momento uno chiuso per lavori), le macchine in doppia fila per chi deve accompagnare ed aspettare l'ingresso dei propri figli in classe, due scuole materne tre scuole elementari più una media, un liceo... E al tabacchino le sigarette e alla farmacia l'aspirina alla macelleria il filetto buono e agli abusivi il mazzo di fiori.
In anni non ho mai visto un vigile su questa strada durante le ore di punta 07:30/08:30 12:30/13:30 a falcidiare di multe e stendere a colpi di karatè tutti gli abituali trasgressori.


ONLINE DAL 2003...

Quante cose sono passate tra le pagine del mio sito, apparentemente inutili, personalmente di vitale importanza...
Storie, denunce, confessioni, musica, foto
Un archivio della mia vita.





DAL DIARIO DI UN MEZZO UOMO

Il tempo non aspetta Va' avanti, in ogni direzione Abbiamo stabilito delle verità per te Mezzo uomo
Resto a guardare il meteo sullo smartphone, freddo e vento, ma il tempo non aspetta. Al sicuro nella mia cella di cemento, musica jazz in diffusione e fazzolettini sul comodino.
Chi è diviso in parti non ha nulla di che rendere partecipi Ci prendiamo noi cura di te... Mettiamo in moto i tuoi pensieri
Sulla strada la sabbia corre più veloce dei miei respiri, schiaffi abrasivi da nord, acqua scura tremante e stallo di ali nel cielo grigio.
Il sole un pallore dietro le incomprensioni.
Guardo la giornata davanti a me e penso che sarà meglio di ieri ma il vento cancella subito le mie orme e sono sospeso nel qui e ora, in stallo, perso nel grigio del tempo che va avanti.
Al riparo nel caldo umido di un locale affollato o nelle luci accecanti di un distributore automatico.
Tintinnare di monete, un colpo sordo Va' avanti in ogni direzione Chi è diviso in parti non ha nulla di che rendere partecipi come sempre.
Il tempo non aspetta, gli corro incontro, mani ghiacciate e occhi socchiusi, senza pensare, da solo.
Mettiamo in moto i tuoi pensieri Ci preoccupiamo noi al posto tuo affinché la tua seconda metà non abbia mai a incontrarti Mezzo uomo

ti consiglio la visualizzazione : picture in picture

DENTRO UNA FOTO

Ma che cosa è successo?
Sfoglio un vecchio raccoglitore di fotografie e ti trovo sorridente con il mio cappello in testa nel bel mezzo della pista di una discoteca in riva al mare... Non ricordo neanche che anno è. Devo uscire la foto dalla plastica e vedere la data stampata dietro... 1997. Una vita fa. Ma se scorro indietro nella memoria t'incrocio in altri momenti, in altre situazioni, fino a tornare indietro, San Vito, le scuole e la casa dei tuoi nonni confinante con la mia.
Sono passati decine di anni che sembrano così pochi stramaledettissimi attimi, tempo e ricordi che iniziano a confondersi... Invece l'ultima volta che ci siamo visti è stato ad una lezione di yoga, fianco a fianco sui nostri tappettini rivolgendo l'attenzione ognuno dentro di se prima che la vita entrò in stallo per tutti, era un'altro mondo e poi ci siamo risvegliati in un altro mondo.
Tutti hanno imparato a farsi i fatti degli altri pur non sapendo niente, immaginando...
Ciao come stai? Ma spesso sono solo domande di etichetta.
Ti scontri con la paura di non capire te stesso e immaginare l'oscurità dopo l'alba.
Faticando a conoscere se stessi, provandoci incessantemente, Cosa c'è fuori da una foto? Cosa c'è più avanti? ...
Sono solo ricordi nel tempo che si avvolge e momenti preziosi di una vita fa, sorridenti ai margini di una discoteca stampati in una fotografia a colori poco prima dell'alba.
E poi cosa è successo?


MA CHI TE LE FA LE FOTO?

Quando ero più giovane c'era un signore che alla curva del faro faceva il bagno anche durante l'inverno. L'ho visto più di una volta con gli occhi di questa faccia! Faceva qualche esercizio vicino al guardrail e poi scendeva giù alla spiaggeta, si tuffava e iniziava a nuotare.
Si raccontava che lo faceva ogni giorno con qualsiasi condizione meteo. Si diceva che aveva imparato a nuotare tardi e voleva recuperare il tempo perso. Qualcuno che conosceva qualcuno che lo conosceva diceva che aveva perso un parente in mare... Noi che giravamo incessantemente per San Vito in bicicletta per cercare un campo libero per giocare a calcio invece pensavamo che era un "coglione".
A distanza di anni devo invece ammettere che il "coglione" ero io!
Nel corso degli anni le cose sono cambiate, anche se ai tempi delle medie, ricordo benissimo che dopo la messa di Natale celebrata da Don Cataldo andammo tutti sul moletto della Marina Militare (grazie all'insider Francesco S.) e Christian cadde tutto vestito in acqua... Che freddo! Ma che ridere.
Poi la fissa dello skimboard, del surf, dei racchettoni e popolavamo la spiaggia anche durante l'inverno, quando non c'era nessuno e per noi si trasformava in un playground bagnato perfetto!
Poi ho iniziato a fare il bagno anche quando non era più estate, saltuariamente e con più costanza dopo che è nata Emma.
Dal 2017 ho iniziato a raccogliere le foto e pubblicarle sui social. Per un mi piace o per un "coglione".
2017 Ultimo Bagno 24/11(ultimo tuffo)
2019 Domani smetto quando voglio 12/12 (ultimo tuffo)
2020 autunno 2020 12/11 (ultimo tuffo)
2021 EX-state 28/12 (ultimo tuffo)
2022 Sapore di Sale 30/12 (ultimo tuffo)
Non lo faccio ogni giorno, ma quando ho il tempo e il tempo lo permette! So nuotare da sempre anche se il mare mi mette paura! Lo faccio perché l'acqua è calda e perché l'acqua fredda fa bene! Lo faccio perché mi fa stare in pace con me stesso, lo faccio per le ultime parole che ho sentito dire a mia madre... E credetemi allora non ci pensereste due volte neanche voi.
Lo faccio per davvero ed ogni anno i commenti e le domande sono sempre le stesse.
Ma sono fotomontaggi? Ma è sempre la stessa foto. Era fredda l'acqua? (Mai abbastanza)... Ma chi te le fa le foto? Paola? Emma?...
All'inizio erano solo autoscatti e concentrandomi riuscivo a prendere il tempo proprio quando ero in aria, quest'anno invece ho preferito fare dei video e tagliare il fotogramma da pubblicare.
Ecco, chi te le fa le foto? Nessuno.


SCEGLIERE

Scelgo la vita, la vita vera, lontano dai social, scelgo la famiglia, la parte che mi è rimasta, scelgo di essere un buon figlio, un buon padre, un buon compagno. Scelgo la buona salute, il colesterolo basso e i muscoli tonici, scelgo di restare dove sono, scelgo la mia casa, scelgo gli amici, scelgo chi vedere, scelgo di non fare tutte quelle cose che ho sempre fatto, bruciare quello che non voglio ritrovare e la tua faccia di cazzo, sperare in quello che voglio trovare per strada, ma a te ancora non ti ho incrociata! Scelgo di non avere ancora la mia nuova agenda, scelgo di non brindare da solo al tramonto dell'ultimo sole dell'anno, scelgo di non uscire prestissimo in bicicletta incontro alla prima alba del nuovo anno. Scelgo di dormire vestito due giorni consecutivi sul divano, scelgo di farlo da sobrio.
Alla fine scelgo di ricambiare quello che ho avuto senza marcire, senza di tirare le cuoia senza imbarazzo. Scelgo un futuro, scelgo una vita, la vita vera, le ragioni? Non ci sono ragioni, chi ha bisogno di ragioni quando da vent'anni hai flozstation?


VISIONARIO 1994

Forse è arrivato il momento per silenziare le parole che ho ancora dentro e farle andare definitivamente via...


INSIDE

Sono sempre stato attratto maggiormente da quello che c'è dietro, dietro le facciate di circostanza delle cose, dei palazzi in cui fin da piccolo vedevo le ombre delle vite degli altri sfilare dietro le porte finestre di bei balconi fioriti mentre la mia testa era schiacciata sul finestrino posteriore dell'Alfa Sud di mio padre mentre tornavamo a casa.
Dietro quelle facciate tanto tempo dopo ho scoperto un mondo molto più interessante, quasi sempre uguale a se stesso. Geometricamente imperfetto e stratificato sugli anni che segnavano le pareti.
Sono andato in fondo ad ogni cosa che ho guardato, nell'anima delle persone come un ecoscandaglio captandone le frequenze più silenziose...
Quante verità ho scoperto. Mi muovevo alla cieca nel buio.
La pece dietro il biondo platino, lo Yin dietro lo Yang, la puzza nascosta dai deodoranti spray.
Nei momenti più insondabili mi sono nascosto proteggendomi tra i fogli di carta in apnea in un mare d'inchiostro trasformando i miei pensieri in movimenti armonici, annullando la voce per vomitare parole.
Ma quello che sto attraversando ora forse è molto più di quello che posso elaborare e resto a guardare anonimo un mondo retrostante dove sembra non esserci nessuno. Finestre chiuse in cui anche la vita degli altri non esiste più, muovendomi nel buio ho lentamente le frequenze sono scomparse ritrovandomi perso dentro il niente di me stesso.


ESTATE

Non mi stanco. Da qualche anno continuo ad andare a mare oltre la fine dell'estate, allungandomi ad Ottobre, Novembre... Dicembre. Il solito posto sugli scogli, un tuffo, qualche bracciata e via.
Il mare continua a rilasciare il caldo incamerato durante tutto il periodo estivo ed io cerco di sincronizzare il mio salto con l'autoscatto del telefono allineando e rallentando il tempo, una sospensione indefinita.
Scomparire per qualche secondo sotto la superficie, un colpo di reni, le gambe come una coda, gli occhi che si aprono tra le bolle, le braccia che spingono e la testa che esce dall'acqua...
E non conta più nient'altro quando il cielo riappare, mi guardo intorno e non c'è nessuno.
Il tempo riparte, più fresco. Ottobre, Novembre...


SALSA

L'altro giorno pedalavo tra Locorotondo e la Selva di Fasano, immerso in una campagna ondulata e discontinua, muretti a secco che delimitano appezzamenti di terreno dai molteplici colori, il giallo raso del grano, le spalliere ordinate dei vigneti, le chiome degli ulivi accarezzate dal vento che soffia da nord. I coni grigi dei trulli che puntano al cielo e il bianco calce dei muri che riflette il sole d'Agosto.
Ad un tratto da qualche parte non troppo lontana da dove mi trovavo il vento porta a me il profumo dolce delle conserve di salsa di pomodoro che qualcuno stava facendo in casa... Ed io improvvisamente non ero più in quel posto.
La mia bianchi in carbonio si trasforma nella mia BMX nera dell'Aprilia, pesantissima, e io pedalo in pantaloncini nel giardino di casa mia e poi in quelli di fianco, di mio zio Giovanni, in quello di zia Anna e poi in quello di zia Tetella (un pò meno accessibile e permissiva) quattro case una di fianco all'altra e quattro giardini che non avevano barriere, recinzioni, confini, erano un enorme (per la nostra ingenua percezione dello spazio) parco divertimenti, per me che ero tra i più piccoli e tutti gli altri miei cugini. Si girava con la bicicletta, giocavamo a pallone e passavamo i pomeriggi estivi in un'infinità di attività collettive, usuali, classiche o create al momento.
Fine Agosto era la stagione delle conserve di pomodoro.
Un giorno arrivava (ordinato non so da chi e da dove) un camion che scaricava quintali di pomodori in cassette di legno o di plastica gialle. Noi bambini non partecipavamo allo scarico ma il rosso lucido di quei pomodori già ci abbagliava e il profumo intenso ci stordiva.
Dal giorno dopo e per quasi una settimana intera tutta la famiglia era impegnata nella preparazione delle conserve, principalmente nello stanzino dietro casa mia e dove mio Nonno aveva realizzato un forno a legna con sopra una grossa "cadara" metallica.
C'era un'organizzazione perfetta. Mio nonno era il fuochista principale, poi mia nonna, mia madre e tutte le mie zie tagliavano i grossi pomodori a pezzetti, per noi "bambini" la prima mansione era quella di inserire nel boccaccio le foglie di un basilico talmente profumato che se avvicino i polpastrelli alle narici, posso ancora sentirlo a distanza di anni... Di fianco alla morsa veniva attaccato il trita pomodori, a mano, in cui passavano tutti gli altri quintali di pomodori destinati alla salsa che poi venivano bolliti nel forno sempre caldo... Poi la lava incandescente veniva sversata in una grande tinozza bianca, credo di ceramica, in cui veniva fissata una stoffa che fungeva da filtro... L'acqua rossastra con i semi poi buttata direttamente nel terreno e da dove, qualche volta uscivano le piantine.
A quel punto, senza tener conto delle normative HACCP era concesso a noi più piccoli, ma credo che lo facessero tutti quanti, inzuppare una fetta di pane spessa in quel nettare degli dei e testare quasi come una sorta di controllo qualità la riuscita della salsa!!
Ricevuta l'approvazione, probabilmente decifrando il volto in estasi di qualcuno, si aspettava che si raffreddasse il tutto per poi passare all'imboccaciamento, e contrariamente a come erano arrivati i pomodori con il camion spuntavano dal nulla una quantità impressionante di boccacci e bottiglie in cui l'oro rosso veniva sversato. Per le bottiglie in particolare c'era anche un attrezzo che serviva per attappare con i tappi di latta dorati o argentati.
Poi quegli stessi boccacci venivano messi a bagno maria per la fase di sterilizzazione e chiusura definitiva... E poi tutto ricominciava di nuovo, per giorni...
Le conserve a pezzi e di salsa per i nonni, per mia madre, per le mie zie che abitavano una di fianco all'altra, poi venivano i miei zii da Castellaneta, le sorelle di mia madre, anche alcuni amici di famiglia, ricordo sicuramente zio Cataldino o zia Nenetta!!
Era un rito collettivo meraviglioso, un lavoro estenuante per i più grandi, ma per noi bambini un occassione amplificata di gioco e divertimento, una sensazione di benessere e felicità inspiegabili.
Quando passavi dalla zona di lavoro dei pomodori sentivi sempre un chiacchiericcio, risate, racconti di aneddoti familiari e storie che magari non capivi completamente.
A pranzo e a cena si mangiava tutti insieme e le giornate per noi sembravano interminabili.
La mattina quando ti svegliavi erano già tutti al lavoro, la nonna ci preparava lo zabaione... Ma questa è un'altra storia e questa stessa, ormai, è una storia che esiste solo nei ricordi, qualcuno ha iniziato ad alzare i muri divisori, sono arrivati i cancelletti, poi chiusi, le barriere e i confini... La famiglia c'era, ma aveva i suoi spazi ben definiti e con l'età anche i nostri giochi sono diventati diversi.
Alcune di quelle persone che ricordo indaffarate nello stanzino dietro casa mia non ci sono più. Non ci sono più i miei nonni, non c'è più mia zia, non c'è più mia madre e non ci sono più alcuni miei cugini che dal gioco sono passati alla lettera dell'avvocato... Inutile che oggi far finta di niente. Per me siete morti prima di mia madre, prima di mia zia... Ma questa è un'altra storia e questa stessa è indelebile nella mia vita di tutti gli altri giorni!

ANALISI AMMINISTRATIVA TARANTO 2022

Sono alcuni giorni che analizzo il risultato elettorale delle ultime amministrative tarantine... Ho diviso gli 815 candidati in base ai voti presi in 12 grandi gruppi.

0 voti - non riesci a votarti neanche da solo - plancton
1 voto - ti voto solo tu - pizza di mare
da 2 a 5 voti - a casa ti vogliono bene - pesce rosso
da 6 a 12 voti - hai un buon rapporto con i tuoi familiari stretti - pesce palla
da 13 a 50 voti - hai buoni amici - delfino
da 51 a 100 voti - hai troppi amici, non tutti sinceri - pesce pagliaccio
da 101 a 200 voti - hai tanti conoscenti a cui hai iniziato a fare le prime promesse - pesce pappagallo
da 201 a 300 voti - hai tante conoscenza, stai in mezzo a tante cose e qualcuno ti crede anche - scorfano
da 301 a 700 voti - sei già stato eletto altre volte ed hai saputo sfruttare al meglio le tue precedenti esperienze amministrative - murena
da 701 a 1200 voti - fai politica da un bel po' e sai come muoverti, ingombrante e rassicurante - balena
da 1201 a 1500 voti - la politica è il tuo habitat naturale, ormai sei saldamente attaccato al palazzo alle poltrone e agli spigoli del potere - polpo mimetico
da 1501 a 2000 voti - predatore in cima alla catena alimentare decidi tu dove e cosa mangiare, ti può fermare solo l'ingordigia - grande squalo bianco
Continuando a giocare con i numeri i plancton corrispondono al 9,44% (77 candidati), le pizze di mare al 4.06% (33 candidati), i pesci rossi all'8,23% (67 candidati), i pesci palla 11,53% (94 candidati), da buoni tarantini i delfini sono la maggioranza al 29,58% (241 candidati), i pesci pagliaccio il 13,74% (112 candidati) io ho votato uno di loro e mi ritengo se non un buon amico una persona sincera, i pesci pappagallo il 9,93% (81 candidati), gli scorfani il 3,80% (31 candidati) mi dispiace trovare tra questi un personaggio a me profondamente antipatico... Arcangelo, na mangià pan tuest cu mé!!
I numeri diventano importanti e le murene sono all'8,10% (66 candidati), le balene solo lo 0,61 % (5 candidati), i polpi mimetici lo 0,49% (4 candidati) così come gli squali bianchi 0,49% (4 candidati)
Tirando le somme vieni eletto da murena in su (dipende in quale acquario sguazzi).
Per ora mi fermo qui, ma la mia analisi va avanti...
Prossimamente

INVASIONE

<<...stranamente non ho ancora visto l'attacchinaggio selvaggio ed illegale con il quale, ogni volta, più di un candidato usa come "eloquente biglietto da visita", ma forse è ancora presto>>
Ed infatti era ancora presto, perché tempo un paio di settimane e questi fenomeni, questi signor nessuno, insieme al loro esercito di inutili niente, hanno iniziato ad invadere la città con la propria carta straccia. Manifesti fuori dagli spazi pubblicitari, manifesti fuori dai tabelloni elettorali... volti che spitterrano sui muri, sulle recinzioni... Uno sopra l'altro!
Con lo stuolo di candidati in ballo Taranto potrebbe candidarsi a sua volta a capitale della carta.
Tutto ribolle intorno ai nomi più importanti, quelli dei candidati sindaci e capita che un venerdì sera mentre aspetto la chiusura dei negozi m'imbatto in due mummie della politica tarantina dell'infausta era Di Bello che serpeggiano intorno al comitato del loro "preferito".
La prima con gli occhialoni e i capelli biondo platino seduti al tavolino della rosticceria di fronte, l'altro con il suo cabrio all'angolo della zona pedonale.
Volti nuovi, ma poi ad alzare il tappetto ti accorgi che la polvere nascosta è sempre la stessa, a destra, a sinistra, dal centro alle stelle.

ANOTHER FACE ON THE WALL

Non abbiamo bisogno del controllo del pensiero... La nuova tornata elettorale a Taranto entra nel vivo. La città ormai è invasa dai manifesti elettorali, stranamente non ho ancora visto l'attacchinaggio selvaggio ed illegale con il quale, ogni volta, più di un candidato usa come "eloquente biglietto da visita", ma forse è ancora presto, e su questi manifesti vedo tante facce nuove che mai come quest'anno sembrano aver investito nella comunicazione stradale. I cartelloni e i grandi formati sembrano essere in sconto. Ogni giorno guardando la tv ma soprattutto i social spunta anche qualcuno che conosco... Candidato, anche lui... Qualcuno rispettabile, qualcuno arrivista da sempre, quell'altro che sta sempre in mezzo e poi quello che già faceva casino nella chat dell'asilo di mia figlia e oggi dovrei votarlo?
Poi rivedi quelli che ormai sembrano di famiglia, che ci sono sempre, mummie immortali alle correnti di partito, sempre a galla oltre le crisi e ai tempi che cambiano invece loro sempre presenti con le stesse foto di sempre.
Dibattiti, incontri in piazza, prima accoglienza nei comitati elettorali ma più di tutto POSTrìbolo online.
Usanze brutte, quelle dei santini gettati per strada, quella dei comitatini elettorali al posto di attività commerciali chiuse da tempo;
Usanze tristi, quelle di lasciare i santini nelle buche della posta al pari delle offerte dei discount;
Usanze penose, quelle di lasciare i santini sui banchi dei locali commerciali o peggio ancora i manifesti all'interno di vetrine.
Usanze nuove che vedo per la prima volta, tipo il manifesto al 50% o manifesto di coppia, un po' come il profilo condiviso delle coppiette, Adamo ed Eva prima di trasformarsi in Caino ed Abele.

"They find me face down in the bins taking out the trash Still, I won't be told, copacetic, everything is fine I was carrying too much weight, so I break, habit escalates Sometimes I enter rooms and forget why..."

NICE... BUT YOU'RE NOT THERE

Era un periodo spensierato, ero sempre in giro, facevo un lavoro che mi piaceva, guadagnavo più soldi di quelli che spendevo... Mi trovavo in Liguria ed un sabato decidemmo con alcuni colleghi di andare a fare "serata" a Nizza!
Non ricordo precisamente tutto, le luci sulla riviera, l'aria soffice, i cartelli stradali in francese, qualche drink nel centro, poi l'ingresso in una discoteca che sembrava un cinema svuotato. Non ho registrato nessuna musica, però come dei flash, rivedo volti anonimi sorridenti, pelli sudate nella penombra, ragazze con vestitini leggeri, qualche mulatto e gli italiani con i primi telefonini in bella mostra, che all'epoca probabilmente il roaming neanche esisteva.
Quanto tempo sono stato in quella discoteca, non lo so, ma quando esco sta albeggiando, dove abbiamo parcheggiato non lo so... Ma andiamo a piedi verso la Promenade des Anglais.
Il mare all'alba è uno specchio, scendiamo in spiaggia fatta di ciotoli grigi, altri piccoli gruppetti di ragazzi sparsi sotto il muro, decido di farmi il bagno. Mi spoglio nudo e senza pensarci mezza volta entro in acqua, una sensazione meravigliosa, faccio qualche bracciata!
Mi giro verso la riva, non distinguo bene tutte le figure sulla riva, il profilo di Nizza prende colore dai primi bagliori dell'alba.
Poi metto la testa sott'acqua apro gli occhi e guardo il fondale e all'improvviso quel senso di pace e felicità lascia al posto alla paura e all'inquietudine perché sotto ai miei piedi non vedo il fondo ma solo un piccolo abisso che diventa sempre più nero nonostante non sia lontanissimo dalla riva. Qualche bracciata e torno al sicuro sulla riva.
Fisicamente ho provato la stessa sensazione solo un'altra volta nella vita, anche se più consapevole e presente a me stesso, quando feci il bagno a Punta Faro in Sicilia. Poche bracciate per spostarsi dalla riva ghiaiosa all'inizio dello stretto di Messina dove oltre alla paura del fondale si aggiungeva anche la forte corrente che quasi m'impediva di muovermi.

E' passato tanto tempo. E' passato solo un anno da quando non ci sei più. E oggi mi sento esattamente così, la testa e le spalle fuori dall'acqua, tutto apparentemente normale... Il resto del corpo sotto il velo dell'acqua, insicuro e sospeso su un abisso scuro di cui non riesco a vedere più il fondo, galleggiando in balia delle correnti. 

* Le cose arrivano sempre con i loro tempi....

SUCCEDE DI NUOVO

Qualche anno fa nella vecchia casa di Selli, attaccammo su un quadro, fino a riempirlo, tutti i santini elettorali delle amministrative. Quest'anno dopo tanto, che non ricordo neanche più quanto, tornano le amministrative Taranto e tornano i sorrisi stampati sui santini, sui pieghevoli, sui cartelloni più o meno grandi...
Tornano tante teste note, e qualche testa che non avevo mai visto. Slogan di partito, frasi fatte e di circostanza.
Non ho letto nessun programma, ma ci sono?
Le solite cose, facciamo Taranto grande, niente Ilva (che manco si chiama più così) statistiche e solo quel poco di buono che si crede di aver fatto.
Per un mese nei tanti locali sfitti al posto di un altro H24 o di un nuovo Poke point aprono le sedi elettorali!! Centri di raccolta per portaborse e tirapiedi vari, confessionali per problemi e false speranze.

* Voglio sentire la tua anima che parla. Un inverno nucleare. Nn serve mica aver fatto la guerra per capire quanto puzza la merda. Mi siedo e scrivo io vivo con poco. Il tempo non esiste più...
Quello che è stato che non sarà, negli occhi fatti di mio papà. Sopravvivere anche al tempo come il loto. Tutti boia dentro i social. Cuori con dentro il veleno. A pochi passi da me.

IDEOLOGIA CONTRO

Ci sono dei valori per cui vale sempre la pena impegnarsi, ci sono delle persone di merda contro le quali è sempre importante non fare mai finta di niente, ci sono degli interessi comuni che dovrebbero valere di più degli interessi dei singoli... Ma se anche uno di quei singoli è una persona di merda si corre il rischio che gli interessi di tanti non valgono niente!
Come si può andare contro a queste ingiustizie se chi deve controllare non controlla? Sembra sempre impegnato in altro e nel frattempo vengo no perpretati gesti innaturali irreparabili. Nessun permesso, nessun dibattito, nessuna condanna...
Le parti si squadrano dietro una rete metallica, quattro carabinieri in croce a controllare la situazione, la forza dei caterpillar gialli da una parte e il suono della musica popolare e dei saltimbanco dall'altra.
E' una battaglia persa in partenza.

GUERRA RMX

Al vento sibilano i fili di nylon del mio aquilone, sembrano traiettorie di missili che non arrivano mai al suolo e non senti l'esplosione. In un cielo sporco i colori della pace che si riempiono d'aria e si sgonfiano come in un respiro affannato. La guerra è sempre la stessa vista in televisione.
E ognuno vuole governare il mondo sequendo i piani fino alla fine della notte.
Chiuso in un rifugio o in coda sulla strada verso il confine lacrime per la paura, prima donne e bambini, gli uomini al massacro della resistenza, non sono piccole cose, sono i miei demoni che spezzano gli uomini da molto molto tempo fa.
Paura atomica, gas, grano.
Oligarchi sotto assedio, sequestri, no fly zone...

Il mio aquilone disegna nell'aria la pace, si riempie d'aria poi si svuota, come un respiro affannato.

BARBIERE

Mi ricordo come se fosse ieri di un barbiere nel comune di Graniti località nel messinese a due passi dalle gole Alcantara e le pendici dell'Etna. Avevo un appuntamento di lavoro per formare delle squadre su un lavoro di raccolta dati cartografici, e come spesso mi accade ero in grande anticipo. Così decisi di farmi la barba.
Quando entrai nel salone, sulla stradina stretta che partendo dalla piazza, dove avevo lasciato la mia macchina, si addentrava nel centro storico del paese, il barbiere mi guardo strano... Sicuramente non era abituato ad una clientela occasionale.
Non c'era nessuno e gli chiesi se poteva farmi la barba. Da quel momento non volò più una sola parola, io mi rilassai malgrado uno sconosciuto scherniva un rasoio sulla mia gola, e di tanto in tanto ricambiava i saluti dei passanti davanti alla sua bottega affacciata, porta aperta, direttamente sulla strada.
Un barbiere che ricordo ancora oggi perché è stato il secondo e solo barbiere della mia vita.
Tolta questa unica eccezione sono sempre andato da un barbiere fin da quando ero piccolo. Da quando mi portava mio padre e mi sedeva sul seggiolino dei bambini dettando legge sulla mia capigliatura.
Poi crescendo e acquisendo il diritto di taglio sulla mia capigliatura e il passaggio sulla poltrona grande prima con i cuscini sotto il sedere poi via via senza, sono sempre rimasto un loro fedele cliente, e loro hanno sempre assencondato le mie richieste per quel poco tempo in cui ho potuto divertirmi con la mia testa visto che intorno ai 26 anni i miei capelli hanno deciso di abbandonarmi per sempre.
Oggi entrare in un barbiere è un'esperienza completamente diversa... Prodotti specifici per ogni cosa, location e divise super fighe, un'infinità di servizi extra oltre barba e capelli, nomi moderni e di tendenza, Maicol, Kevin e insegne al passo con i tempi, Barbershop, hair style, saloon.
Quando entro dal mio barbiere invece sembra di varcare uno stargate, gli stessi arredamenti, le stesse poltrone, la radiolona sempre su radioitaliagrandisuccessi, le voci delle persone nell'androne alle spalle su cui si affaccia una finestrella del locale di servizio, poster pubblicitari di shampoo e lozioni e anche se non ci sono più ricordo perfettamente le schedine nel cassetto con il quale si toglieva la schiuma dai rasoi, le riviste sul tavolino all'angolo, quotidiani sportivi, sempre, e settimanali di cronaca!!
Ieri, come oggi un angolo rassicurante in cui ogni tanto mi piace entrare e mentre aspetto il mio turno mi rivedo in diversi periodi della mia vita su quelle poltrone, occhi chiusi davanti allo specchio mentre fuori piove o il sole riempie la strada, per me un angolo sereno nel pieno centro di Taranto ma dove però si parla il sangiorgese...

NELLA NOTTE SCURA

Nella notte scura è pieno di mostri umani*.
Esseri che si credono fantastici ma che in realtà sono delle maschere di se stessi. Esseri umani che mettono in scena la loro commedia nascondendo la trama della propria tragedia. Esperienze seriali, che si ripetono sempre uguali sullo stesso copione, la tua battuta di chiusura e poi si spengono i microfoni, si spengono le luci sul palco e nessuno può più dire niente. Il mostro ingrassa la sua vanità nutrendosi di esseri umani che ha sedotto con la sua voce, già perché questo è in realtà quello che succede dalla notte dei tempi. Ma alcuni esseri umani hanno la carne coriacea e anche se la butti giù senza masticare resta sullo stomaco, tu invece mi stai sul cazzo! Allora prendo la trama di questa storia e la leggo con attenzione, con quell'attenzione che non avevo mai avuto prima perché le commedie come questa non mi hanno mai interessato. Ogni pagina è uguale all'altra e succede sempre la stessa identica cosa. Poi arrivo io ed è un deja vu, un errore nel tuo codice... Leggo con ancora più attenzione, segno le note al margine, faccio domande e capisco tante cose. Nascondersi può essere un'espediente che ha funzionato con tanti, per tanto. Non con me! La vita oltre lo schermo, cambi ancora strada? Ti giri dall'altra parte? Fai finta di parlare al telefono? Sono quel vomito che fermenta sul marciapiede, indigesto, che ritorna! La lezione più grande! Si riaccendono i microfoni, le luci sul palco e il sipario si riapre per raccontare la parte finale della storia, non quella che hai scritto tu e ti sta bene così, ma quella di tutti gli altri.
non c'ho più paura dei vicoli bui, semafori rossi
E faccio finta che sia ancora martedì
Nella notte scura, è pieno di mostri, è pieno di mostri
maramaò

* Poi vedo cose, mi faccio gente. Poi non ricordo niente Merda la musica e merda l'ambiente. Che noia 'sta tipa, ero il suo only fan (seh) Prima che avesse un OnlyFans. Che bastavano un cocktail e un molly, fra' (yeah) Non lo joga e la birra analcolica (ah) Cerco il cocomordan come a Santo Domingo Minchia ancora che spingo Ancora che porto via i pesos, sai, gringo Ancora che do più cinquine che bingo

FAI SCHIFO

Barba bianca, capelli lunghi, chiuso in stanza mentre le statistiche variano minuto dopo minuto.
Fai schifo! *
Mia figlia vuole sempre uscire mentre io mi nascondo dietro una trincea di compact disc e fogli scritti a macchina.
Qualche anno fa non era così, se non uscivo stavo male, a petto nudo, bianco sulla faccia a schimicare da Damiano non dei Måneskin... Fai schifo, barbetta appena accennata e cappello rosso da baseball calato in testa.
Un cobra dorato sul pavimento!
Il tempo è una statistica in movimento che ti paralizza.
Sullo skateboard il tardo pomeriggio, le palme mosse dal vento, la raffineria in lontananza.
Anime trasparenti sul bagnasciuga, urticanti.
Ombrelloni chiusi, culi all'aria, la poseidonia secca al sole, orme leggere, l'ultimo bagno unisex.
Cioccolata. Carie.
Sono fuori moda? Ma come padre posso darti dei buoni consigli. Non ti girare alle chiacchiere delle stronze, non cambiare mai...
E anche se sono in un buco vuoto e amo odiare tutto tiri fuori il peggio di me, faccio schifo, barba bianca e capelli lunghi e il tempo che passa al tic tac della mia macchina da scrivere.

* Sopravvissuto ai peggiori poghi dei più nascosti centri sociali, cacciato da qualche discoteca di merda quando volevate fare la "pista alternativa" ma con le regole sbagliate, la mia generazione rotola via, hoodie boys, cappuccio in testa clandestino nelle piscine asciutte a non chiudere tricks, acquistando velocità su una longboard. Non mi fermo.

NON SEI TU

Forse non sei tu... Cambi marciapiedi per non incrociarmi, la testa dentro il cappuccio, borsone a tracolla, pinna di squalo in un mare calmo che cade dal cielo.
Oggi è tutto diverso, coda appesa ad essiccare. Racconto quello che succede intorno, un pianoforte che suona di fianco, prima della pubblicità e chiavi che aprono le mie porte. Neanche tra le lapidi del cimitero ho trovato il silenzio che cercavo, mamma chi sa quante stronzate senti al giorno? Non so se le mie lacrime possono farmi rifiorire di nuovo.
Sono andato via, a camminare su un deserto umido sotto la pioggia che saliva verso il cielo. Al contrario. All'orizzonte nessuno, nessuno alle mie spalle. Non so per quanto ho camminato, ho spento il gps, quando i piedi perdevano sensibilità mi spostavo dove la sabbia era più soffice, strisciavo i piedi, alzando una polvere dorata.
Questa cosa di far finta di essere qualcun'altro per me non funziona. Sono così da sempre!
Quindi niente bella vita, niente cene, niente amicizie superflue. Mi guardo intorno ed è così da sempre!
La mia realtà non è distorta. Il maestro che si lega al collo il cappio dei suoi alunni. Inspira.
Scivolo sul ghiaccio come se fossi al Rockefeller Center! E invece sono solo in centro. *
Respira, traspira, trascrivi.
Quest'anno all'acqua del ritrovarsi o al fuoco del dimenticarsi? Ma questo già lo sai...
Forse non sei tu, una scusa come un altra, sprofondi nel cuscino ma guardi a distanza e quello che sto dicendo non lo puoi sentire attraverso il dito, neanche se ingrandisci l'immagine ma quando tornerai in scia sentirai solo il vuoto dell'aria e capirai che forse non sei neanche tu.

* E magari vorresti davvero essere sul ghiaccio del Rockefeller Center a New York, a Natale l'atmosfera è decisamente unica. Giungla di cemento e non c'è niente che non puoi fare.
La chiave di lettura è diversa, Dai il meglio di te, come l'acqua, solo tu, un fiore di carta su una strada chiusa.
E' Natale, tutte le chiavi in tasca e un salmone affumicato nascosto tra la barba finta e un vestito lercio. La pioggia sale verso il cielo, premo il grilletto... Ma il colpo non parte ancora.


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