IL TEATRO DEGLI ORRORI

Quella volta che sono andato al teatro e ho trovato tutta quella gente con l'abbonamento alla stagione quasi indifferente allo spettacolo, brulicante all'ingresso a parlare del più e del meno.
Sale vociante le scale strette per la galleria superiore, la maschera ci indica il nostro posto.
L'ambiente è riempito dal brusio della gente. Guardo il palco scheletrico con le postazioni vuote per l'orchestra, ombre muoversi dietro il sipario.
Gente che conosco solo di vista a sprazzi come punti di riferimento nel pubblico che riempie gli spazi, lontano qualcuno che conosco meglio, qualcuno che sta sempre in giro. Si parla di Taranto si parla del più o meno.
Si abbassano le luci, schermi blu dall'alto come piscine vuote in cui affoga gente che nuota nella noia.
Meglio un reels della realtà che scorre tutt'intorno.
Lo spettacolo inizia! Il cinema, la fiction, la canzone napoletana... Tutto insieme.

Ma che sta cantando adesso? Su alcuni brani me lo chiedo anche io! Poi dopo una quasi indecifrabile intro orchestrale l'arrangiamento rivela la magia di canzoni che hanno fatto parte della mia colonna sonora. Bellissimi anche in questa forma senza dub a riempire i vuoti che invece aprono la memoria.
Ricerca brano con lo smartphone, nel mio cervello invece si apre una cartella, visualizzo il tempo, codifico la posizione in una linea compressa di dorsi di Compact Disc!

Qualcuno va via prima... Mi muovo dall'altro lato della galleria per una foto a distanza ravvicinata.
Applausi finali, si accendono le luci.
La gente si accalca sulle scale che scendono dalla galleria. Qualche critico musicale sentenzia: "solo suoni gutturali"
Il teatro è un rito che non mi appartiene. Sembra che lo spettacolo inizia ora, nell'atrio illuminato dove tutti si salutano, stringono mani, si soffermano sul marciapiede largo davanti l'ingresso. Mi sfilo dall'altro lato, poi ci confondiamo. Il solito retroscena... Ma non restiamo attaccati al passato, è un bellissimo ricordo, Nun te Scurdà.

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T.N.S.F.

LA BANDA DEGLI ONESTI

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