10 LUGLIO / METAMORFOSI DI UN PASTO

Guglielmo Tell... Mi ritrovo qui ad iniettarmi questo liquido stupefacente, le mani piene di polvere bianca.
Alieni al bancone del bar, torno a casa, chiudo tutto, scrivo sulla mia Clark Nova e tutto mi sembra distorto, irreale, ripetitivo. Aspetto che sorga il sole per ripulire e poi tutto comincia di nuovo. Senza fine.
La musica del violino, le voci dietro la porta, svenimento, piovono mele.
Mi nascondo sotto il divano. Chi sono questi nuovi pensionanti?
La vita va avanti e presto nessuno si ricorderà più di me. Cibo in decomposizione sul pavimento, movimenti rapidi nel buio umido.
Pareti verticali da scalare nel cuore della notte.
Parte un altra freccia, o forse è un colpo di pistola? Si rovescia il bicchiere.
Ancora liquido stupefacente e polvere in cui rotolarsi stupidamente.

20 GIUGNO / LA FESTA

Un tempo verificavo di persona quanto facessero schifo alcuni posti a Taranto. Oggi dopo circa venticinque anni di attività so sentire la puzza dalle foto che pubblicano sui social, che oltre ad un gran volano pubblicitario hanno anche questo potenziale... Ma solo per chi lo sa interpretare.
Le luminarie della festa del paese sono cose che ormai puzzano di muffa (ma non quella buona) lo stile casalingo anche basta. Poltrone e sofà sottratti dalle case da svuotare qualche anno fa potevano essere una scelta stilistica, oggi sono un metodo polveroso ed economico per riempire lo spazio.
La musica? Beh quella è un'altra storia, bella storia e i posti nuovi sono sempre gli stessi posti vecchi, riadattati, improvvisati. Mi aspetto anche i soliti tristi personaggi, Angelo Cannuccia viene? Con la biciletta di fianco come un cane al guinzaglio in perenne fiutare il culo agli altri.
Ingresso in lista sui ritagli di erba finta, come nelle peggiori pizzerie delle periferie.
L'erba è finita?!
Buona festa

 

08 GIUGNO / NODI

Il recente evento nautico in città è stata una figata. Mi sono ricordato quando mia madre ai tempi della scuole medie mi comprò una giacca simil elegante a quadri della linea di abbigliamento AZZURRA... La mettevo sulle magliette, la giacca si, mi piaceva, ma le camicie non le ho mai digerite.
In queste settimane è stato bello vedere finalmente gente di fuori che non è capitata qui per caso o solo per una toccata e fuga.
I miei concittadini esaltarsi, appassionarsi, diventare tutti skipper ma non nel senso del succo di frutt' ed è stato bello nei giorni pre gara veder solcare passare questi avveniristici catamarani affacciandosi sul mare.
Non ho sentito e letto critiche, ma solo, finalmente, cose belle, positive, speranzose.

Vele contro le ciminiere e vento che soffia non solo polvere mortale sulla città.
Grandi filofeggiamenti e brulicante attività social.

Le Freccie Tricolori a riempire di colori diversi il cielo di Taranto che da questa occassione, ancora una vuole ripartire e mi ritorna un vecchio detto sentito tanto tempo fa:
Loda il mare ma tieniti la terra.
Il progresso, il futuro passa anche dal riprendersi quello che ci è stato tolto.


23 MAGGIO / SCRIVERE

Ho sempre tratto il massimo dalle esperienze negative della vita...
Ma oltre alle parole vomitate il mese scorso al momento non riesco a scrivere nient'altro.
La mia vita va avanti, più difficilmente di prima.
Esco in bicicletta e la prima tappa o l'ultima prima di rientrare a casa è il cimitero.
Restare di sasso davanti ad una lastra di marmo e chiedersi ancora Perché? Perché tu? Perché così?
E piangere. Per il momento posso scrivere solo questo

18 APRILE / * 02.09.1950 + 10.04.2021

Corona Virus, Covid19, Pandemia... Con questi e con tanti altri termini, più o meno nuovi, abbiamo imparato a convivere durante questo ultimo lungo anno.
Andrà tutto bene! Ma raccontatelo a qualcun'altro. Per me l'arcobaleno non ha più colori, perché per me non ce più luce.
Cosa avete perso durante quest'anno? Per ognuno di noi la lista credo sia lunga e tante cose, dalle più importanti alle più futili sono simili e comuni, ma se avete perso una persona cara allora il discorso cambia decisamente.
Cosa significa perdere un genitore? Cosa significa perdere la Mamma?
"Non ci sono parole" è la frase che più si è ripetuta in questi giorni di singhiozzi, lacrime e incredulità, nel tam tam delle telefonate e dei messaggi, "non ci sono parole" ed emoticons.
Non ci sono parole. Ma le parole le devo trovare, trovare e scrivere, perché questo è quello che mi ha sempre fatto stare bene, e ogni parola è il contenitore di milioni di lacrime che ho ancora da piangere e le parole sono un brivido che scuote il silenzio, e le parole ci devono essere per forza, naturali, con Forza.
Come è entrato il virus nella mia famiglia? Dopo un anno di distanziamenti, di mascherine, di gel sanificante, dopo un anno di niente e dopo un anno di mille attenzioni eccolo che silenzioso e meschino probabilmente entra in un momento di debolezza proprio grazie a qualcuno della famiglia. Di quella che già da tanto tempo non sento più invece parte della mia.
Mia madre aveva perso sua madre a fine Novembre (per vecchiaia) e a metà Marzo una sorella (in seguito ad una malattia).

Sconforto, disperazione, lacrime, cosa è successo?
Mia madre non ha sintoni, non ha febbre, non ha tosse, non ha niente... Ma chi sa da quanto tempo invece aveva qualcosa. Quando arriva la febbre, mai alta, forse è già troppo tardi.
Decidiamo di fare il tampone. Positiva...
La parte più brutta della storia inizia ora.
Da un anno senti parlare delle persone malate di covid che sono costrette ad un isolamento casalingo. Raccontarlo è una cosa, viverlo una cosa completamente diversa. Che ti mangia lentamente il cuore.
Anche se nessuno di noi pensava al peggio, vedere mia mamma nel letto e non potergli stare completamente vicino abbandonandosi all'affetto è stata una cosa terribile, è ancora più terribile è ripensare a tutte le volte che gli chiedevo come andava e le con la mano mi faceva capire così così, o meglio... Poi dopo un anno di virologi e dottori infestanti medicine e preghiere, la situazione diventa un'altra.
Improvvisamente arrivano i problemi di respirazione, la saturazione bassa, arriva l'ambulanza a casa.
Per un giorno mia madre con il bidone dell'ossigeno liquido di fianco e la mascherina sul volto.
Come va? Come stai? Ma tu non ti puoi avvicinare, non la puoi toccare e non vuoi farla parlare per non farla stancare.
Altri problemi, mia madre viene portata via. Non dimenticherò mai il suo viso sperduto sulla barella e poi nell'ambulanza, resistere alla voglia pazza di stringerla forte e gridare ti voglio bene Mamma senza poterlo fare in compenso vieni trafitto da parte a parte, in ogni fottuto organo vitale, sentire tutto il dolore e non morire mai.
Perché già allora mi sentivo morto. Ma ero vivo.
L'ambulanza va via e si porta mia madre. Non la vedrò più, e non l'ho voluta sentire più neanche per telefono, per non farla affaticare. Mi facevo bastare quello che riusciva a dire a mio fratello o a mia sorella. Ma non mi serviva a niente.
Due giorni all'ospedale di Martina Franca attaccata al respiratore, poi il sabato pomeriggio si aggrava ulteriormente e la portano d'urgenza al Moscati... Ma mia madre non c'è più.
Cosa significa perdere un genitore? Cosa significa perdere una Mamma?
In questi anni ho elaborato la morte come una cosa naturale, come parte della vita, ingoiando a stomaco teso valanghe di dolore e tristezza.
Ma perdere la mamma in questo modo subdolo e atroce è devastante.
Non poterla stringere, non poterla toccare, non poterla baciare...
Mia madre è andata via in una modo bruttissimo, un modo che non meritava per tutto l'amore che ci ha sempre donato, un modo che nessuno merita, non dopo un anno di niente.
Dalla vita alla morte senza passare dal via. Come al Monopoli.
Mamma le parole più belle, quelle più intense resteranno sempre tra noi a legarci nei ricordi e nei sogni che non ci separeranno mai. Ovunque.

05 APRILE / IL CORPO DI CRISTO

A leggere la nota dell'arcidiocesi mi viene quasi da sorridere... Anche IO sono stato un supporto prezioso per tutta la comunità, religiosa e non, restando chiuso in casa, rispettando tutti i cazzi di dpcm da oltre un anno, non vedendo e non incontrandomi con nessuno e comunque sempre a distanza non umana, porgendo l'altra guancia alla prima, alla seconda e alla terza ondata.
Adesso aspetto il mio turno, pazientemente restando ancora più chiuso di prima e a fare i conti qua prima dell'estate stiamo freschi!
Intanto questi non auspicano, non chiedono e non pretendono trattamenti di favore o corsie preferenziali o privilegiate ma intanto eccoli quà che devono anche giustificarsi.
Prese la boccetta e la siringa la diede ai suoi discepoli e disse: Non fate questo in memoria di me.

21 MARZO / FRIENDS, LINK, CONNECTION AND KEY

Riesco ancora a farmi un'idea di quello che succede andando in giro.
Il barone che sparisce, conte ha fatto la stessa fine, dove siete?
Il terrore di Robespierre, la rivoluzione e le vostre teste che rotalono nella cesta.
E' finita la monomarca!
Una serie di persone eclissata, niente più pollice blu ma indice e medio infilati in gola per vomitare. Focaccia hand made e impasti segreti, gambe amputate che scivolano via dall'inquadratura last minute dell'ultimo rayanair.
Galleggiando alla deriva come fiori di loto sul corso del fiume sacro, fumi e tepori di ultimi addii... Croccantini di cane che diventano poltiglia porosa nell'acqua.
Dal polo nord al polo sud "Poor Leno dove sarai io ti troverò"
In una gabbia di storie e di parole Raoul rischiara il cielo con Tenshō Honretsu...

Mi è tutto chiaro?
Sull'uscio della porta si accatastano i maiali, le parole fluiscono in un rituale kosher, ma il rosso dell'inchiostro non lo percepisci più, per convenzione sulla tastiera scrivi solo in nero, con un font impersonale con parole che neanche conosci. Un metro che ti stringe la vita, ad un metro dalla vita vera.
Consigli da darmi?
Vedo tutto sulle piattaforme sulle quali andate alla deriva ma dovreste pagare voi per far leggere i vostri deliri di onniscenza, le vostre turbe da parassiti repressi, i vostri labirinti mentali in cui conservate le chiavi per ogni serratura chiusa.
Abraham Maslow al negativo...
Stringiamoci la mano, cadiamo a peso morto verso la rete, qualcuno rimbalza, qualcun'altro passa tra le maglie di un naturale setaccio, si trasforma in farina che finisce in un impasto speciale per unaa focaccia hand made buona solo da fotografare...

08 MARZO / SANREMO

Andava fatto? Non andava fatto? Non ho risposta, ho un parere, ma non conta niente, ormai è andato.
Le canzoni di quest'anno? Ma le avete sentite? Ma quello?... Questi come al solito i commenti che si rincorrevano sui vari social a loop per tutte le serate dai tanti profili che seguo. Qualcuno l'ho buttato anche io.

E poi dopo i filosofi, dopo i comici scendono in campo i critici musicali, i critici di moda, di costume, di televisione... Molto spesso concentrati e sovrapposti in un unico essere pensante supremo.
Ma quando non c'era lo smartphone e nessunissima alternativa televisiva e ci guardavamo Sanremo in silenzio dove trionfava davvero della musica anacronistica rispetto a quegli anni, mi riferisco a quando ero adolescente sul finire degli anni 80 e i per tutti i 90, con chi ci lamentavamo? A chi rivolgevamo le nostre frustrazioni?
E in quegli anni di musica di merda a Sanremo ne abbiamo assimilata a tonnellate!
Oggi invece?
Già da quando è uscita la lista dei cantanti ho letto i primi malumori, ma forse l'80% dei concorrenti era rappresentativo della musica che ascolti in radio (sui grandi network almeno) e allora chi cazzo volete a Sanremo? Ci sono andati tutti, nel bene e nel male e l'unica cosa che oggi manca (per fortuna dico io) sono quei cantanti in formalina che uscivano solo per il festival, se non vi piace, non lo guardate. Oggi non è più obbligatorio, c'è youtube, netflix, siete grandi potete uscir... Ah no! (faccina che ride)
O forse pensate che i vostri (nostri) commenti, analisi tecniche, paragoni con il passato siano indispensabili per sopravvivere a questa overdose?
Già da quando ero piccolo il festival era definito nazional popolare "in generale usi, costumi o manifestazioni di una civiltà, devono esprimere i caratteri distintivi della cultura nazionale in modo da essere riconosciuti come rappresentativi di tutto il popolo e contribuire così alla presa di coscienza dell’identità concettuale di nazione e popolo" questo non lo scriveva Pippo Baudo ma Gramsci e oggi Sanremo è più rappresentativo di quanto non lo fosse prima, anche grazie ai post e ai tweet agli hashtag, non abbiamo memoria e non ci va mai bene niente.

28 FEBBRAIO / CORSIA CICLABILE SUL LUNGOMARE TARANTO

Ho sempre avuto dei seri dubbi sulla reale utilità di tracciare delle corsie dedicate alla bicicletta da parte di codesta spettabile amministrazione comunale sul lungomare di Taranto.
Sostengo l'uso promiscuo di quello spazio, come sempre è stato e invece quelle quattro linee rette significa solo una cosa:
Che le biciclette ci devono stare dentro, a seconda del loro senso di marcia, e che pedoni e podisti non ci devono stare e se attraversano le corsie lo devono fare con attenzione, come se stessero attraversando una strada e al tempo stesso i ciclisti devono procedere (in un ambiente promiscuo come quello) con cautela.
Naturalmente non succede niente di tutto questo. Le corsie ciclabili sono già una sbiadita e poco dissuadente ed inutile linea di demarcazione. Al loro interno trovi di tutto, passeggio, stazionamento, controsenso, jogging ma anche biciclette in senso inverso così come biciclette le trovi in movimento all'esterno delle corsie, un pò per necessità ma anche per mancanza di rispetto.
Da ciclista non pretendo la ragione per la categoria ma da persona civile dico che "l'esperimento" è ben lontano dal funzionare.
Ieri era una giornata in cui, teoricamente, sono ancora da evitare gli assembramenti, ma il lungomare brulicava di folla (per la cronaca io ero di rientro da un giro ben più lungo e solitario e il lungomare era un passaggio obbligato per tornare a casa) cosa succederà quando si tornerà alla normalità?
Se esiste una corsia ciclabile la voglio percorrere tranquillamente, non dico a 25 km/h, ma neanche con un continuo zigzag, chiedendo spazio e permesso o mettendo i piedi a terra.
Se esistono delle separazioni sociali rispettiamole e fatele rispettare (le fototrappole potrebbero servire anche per questa tipologia di pattume ambulante)... Altrimenti torniamo al vecchio anarchico melting pot e non rompetemi più i coglioni.


nella foto l'idilliaca situazione prospettata dal rendering comunale.

16 FEBBRAIO / VORTICE

Si lamentano sempre, giudicano e usano parole di cui forse non conoscono neanche il significato, le mettono insieme per formare frasi già lette mille volte, standard, superflue.
Vuoi essere quello che non sei, apparire dentro uno specchio da luna park. Ma guardi il riflesso sbagliato. quello sbagliato!
Un bacio chiuso nel cuore, un vortice che torna indietro. Generazione in monopattino.
Faccina triste, lacrima facile, truffa online.
Apro e chiudo ma dentro non ho lasciato niente.
Come l'anno scorso, l'ultima cena prima del trdimento. Auguri.
A che gioco stai giocando? Tra le mani un cubo di Rubik a cinquantaquattro colori.
La mia anima in bianco e nero sotto la luce al neon.
Scriverò una poesia, senza melodia ecco una canzone che non canto più.
Uso parole a cui ho dato un altro significato, regalato la mia storia a chi non sa leggerla, ma scrivo ancora e non conosci le vie d'uscita e dove ho nascosto le porte segrete per altri mondi in cui sono stato.
Un bacio chiuso in un fiore nascosto nella scatola di un profumo. Cioccolata fusa.
Un vortice che mi sta facendo tornare indietro, riflettere, regredire... Reagire alle lamentele altrui.

24 GENNAIO / LEGO

Quando ero piccolo avevo una cassetta di legno 52x35 per le bottiglie di vino piena di Lego. Non ricordo di preciso la loro provenienza e non posso quantificare il tempo infinito passato a giocarci in mansarda.
Un mondo che rendeva solida la fantasia, che però era sempre più avanti, lucida e inarrestabile rispetto alla solo apparente semplificazione dei mattoncini.
Quante cose ho costruito? Sempre meno di quelle che ho disfatto.
Quella cassetta sembrava infinita, le mani che scavavano, gli occhi che scandagliavano forme e colori , blu, rosso, bianco per la maggior parte, producendo quel rumore inconfondibile che era come una melodia! Cercavi e prima o dopo usciva sempre il pezzo che serviva e tutto andava al suo posto, ma quando non lo trovavi e la situazione iniziava ad essere disperata, cambiavi in corso d'opera il tuo progetto adattando quello che trovavi e il risultato era sempre sbalorditivo.
Non esistevano disegni, piante, calcoli, ma solo una pulita e semplice idea nella testa.
Con il passare del tempo quella cassetta mi sembrava sempre più piccola e più vuota, ma ho sempre continuato a giocarci, anche da più grande, solo che la fantasia era annebbiata dalla realtà e volare non era più facile come una volta, neanche con il mio Galaxy Explorer e la sua base lunare...

11 GENNAIO / SOTTOSOPRA

Ogni anno si deve ripetere questa triste tradizione, accendere le luci di Natale e avere sempre poco con cui festeggiare, passare dalla cassa e togliersi il cappello come un mendicante e ascoltare le ormai inutili bugie che appannano la vista.
Trovare scuse, anche se ormai sembra sempre più difficile è sempre meno umiliante che raccontare menzogne.
Ogni anno la stessa storia e per fortuna quest'anno niente pantomime per darsi gli auguri, polvere bianca e bollicine frizzanti.
Quest'anno non serve nascondere il rancore dietro un sorriso a denti stretti, così come voi non dovete impegnarvi a nascondere la vergogna dietro un finto lamento in austero e religioso raccoglimento.
Ma come fate a deglutire, a guardarvi nello specchio a continuare sempre a chiedere quello che nessuno è tenuto a darvi?
Giocare con la disperazione delle persone è pratica sadica che piace solo ai masochisti.

Perdere tempo ormai non serve più a molto perché il tempo è davvero finito.
Sono sottosopra, sangue al cervello e zero al cuore che non batte più, gambe libere in uno spazio infinito sotto un cielo di cemento ormai difficile da sopportare.

Ho spento le luci di Natale e riposto l'albero nuovamente nel cartone, in alto sopra al mobile, spento gli schermi offuscato l'udito e affinato l'olfatto.
Non vedo e non sento più niente e l'odore del cemento fresco piove sopra i miei passi.

03 GENNAIO / SEMPRE SUL CHI VA LA

Il tempo passa velocemente e quello che ho scritto sulla sabbia anche se l'acqua l'ha portato via lo ricordo benissimo. Il mio sito è così, a Giugno doveva essere Settembre, a fine Ottobre si era detto ormai aspettiamo il nuovo anno, ma no qualche settimana... A Dicembre nel pomeriggio!!
A Gennaio del nuovo anno, ancora niente.
Aspettiamo ancora, tanto il mio sito è così, dal duemilaetre.

13 DICEMBRE / ITALSIDER COME AGAIN

Siamo un popolo responsabile, restiamo chiusi in casa, non andiamo più a bere in giro, non usciamo più con gli amici, vediamo poca gente, quasi nessuno, anche i familiari li teniamo a distanza, sprofondiamo in una crisi economica e psicologica, abbiamo bonus per tutto, app per le lotterie, cash back e mascherine.
Siamo un popolo tra le braccia protettive di uno stato che ci coccola, ci culla, ci percula e stringe la sua morsa omicida.
A Taranto lo stato torna dentro lo stabilimento siderurgico, promettendo ancora una volta lavoro sviluppo e puttanate green buttando nel baratro altri soldi.
Un virus rosso che aleggia nell'aria ormai da decenni, s'infila nei polmoni e non risparmi nessuno, anziani, bambini, non esiste distanziamento sociale, non serve mascherina, non si ricercano vaccini perchè si è deciso di perseguire l'immunità di gregge... Un'immunità che invece è stata raggiunta solo dai colpevoli di questo genocidio silenzioso.

22 NOVEMBRE / CICLABILITA'

Nell'ultimo periodo l'amministrazione comunale di Taranto sembra puntare molto sulla mobilità "alternativa" in città.
Dopo i proclami i progetti e i rendering estivi, anche grazie al passaggio del Giro d'Italia i primi di Ottobre si è avuto uno salto in avanti e si è passati dal dire al fare (come mai negli anni precedenti avevo, sinceramente, mai visto).
Naturalmente le corsie ciclabili hanno diviso a metà l'opinione dei tarantini contrapponendo gli entusiasmi e i pareri positivi a quelli negativi e critici per partito preso e mentre io restavo basito dell'infantile scodinzolare e annusare ogni minima pisciata dell'amministrazione comunale da parte di alcuni "addetti ai lavori della bicicletta" (fatevi un giro sulle pagine facebook dei vari gruppi ciclistici di Taranto) fin dal primo momento maturavo un mio personale parere sull'operato dell'amministrazione Melucci, che riassumo rapidamente.
Sono contrarissimo alle due corsie ciclabili tracciate sul lungomare, inutili, superflue e se pur fatte esclusivamente di vernice ancora approssimative e non prive di pericoli ed ostacoli come ad esempio i parchimetri adiacenti e rivolti sul senso di marcia, qualche palo e cordolo di troppo, infine (anche se a norma le biciclette sui marciapiedi non ci potrebbero andare) sul lungomare in particolare la convivenza tra la più svariata utenza mi sembrava ben auto organizzata e disciplinata anche senza queste inutili tracciamenti.
Ad oltre due mesi di distanza quelle linee sono comunque prive di un senso logico (che io non riesco a capire probabilmente per mia ottusagine) e materialmente non collegate dai tratti realizzati prima e dopo.
Le corsie su Corso due Mari (quella esterna in senso inverso alla marcia dei veicoli a motore) e solo da poco protetta da dei cordoli (15 giorni per fare solo un isolato) e le corsie tracciate su Viale Virgilio (al momento solo dall'ex Hotel Palace all'Hotel Delfino) non ancora messe in sicurezza e segnalate con transenne di plastica che giorno dopo giorno vengono ridotte in brandelli.
Progetto alla mano, non so come con continuità si possa arrivare dal Ponte Girevole all'Hotel Delfino, come salire sul tratto di lungomare dopo la statua dei Marinai? Come scendere dal lungomare, superando tra l'altro la zona di sosta degli autobus extraurbani? Come arriveranno quelle corsie fino connettersi con la pista di Viale Magna Grecia e quella sottospecie di percorso ciclabile su viale Jonio?
E mentre non riesco a darmi una risposta ecco che sulla nuovissima area pedonale tra Corso due Mari e Via d'Aquino spunta una sola corsia ciclabile... Mentre su via regina Margherita un'altra tipologia di pista ciclabile (quella con la linea di parcheggio a protezione stessa dei ciclisti).
La confusione cresce e le mie limitate conoscenze non mi consentono di vedere oltre la tangente della mia ruota anteriore.
Vale comunque sempre l'anno di tempo che mi sono dato con chi la pensa diversamente da me, nel frattempo due mesi sono già andati via!

03 NOVEMBRE / UN TIMBRO, OGNI GIORNO

Conservo ancora le pagine dei mesi scorsi, chiuso dentro casa, davanti ad uno schermo, sui rulli a macinare chilometri ma restando sempre qui, a deambulare nel mio giadino.
Il lockdown sostituito dal coprifuoco, la realtà che si ribalta, animali notturni che escono di giorno, stonati come nei giorni pre festivi, ho visto il parcheggiatore abusivo di piazza Garibaldi portare felice un ragazzino sulla canna della bicicletta e Aldo fumare la con una cannuccia e una bottiglia di plastica dentro un H24 la sua merda, Mr. Asso e le sue freddure che si sciolgono al sole, tutto chiuso alle 18:00.
La curva che si rialza, vi siete divertiti quest'estate? Io non ho ancora speso il bonus vacanza.
Lontano dalle spiagge, dalle feste e da tutti, colpevole di qualche bacio imprudente, ingannato da voluttuosi e mai intensi abbracci.
Un timbro sempre pronto. Ma rinchiuso non posso più starci, senza nessuno intorno ancora si.
Mare, non smettere mai di affogarmi, Iodio somministrato fuori stagione, sole opaco, ombra di alberi profumati e aghi sotto i piedi...
"Ancora un autobus che non arriva"!

11 OTTOBRE / UN CONTE PEZZENTE

Sei arrivato, piovuto dal cielo, come la pioggià d'estate che nessuno cerca, ma che sembra far bene, ma non bagna la terra e dopo un po' fa più caldo di prima, fa più schifo di prima.
Ma chi ti ha chiamato? Seduto alla scrivania a dire cose a parlare di stanziamenti a chiuderci in casa a non ce lo possiamo permettere...
Domani sarai a Taranto, ancora una volta, dove fa più caldo di prima, fa più schifo di prima ora anche per colpa tua e per colpa tua oltre a tutta la merda che quotidianamente dobbiamo ingoiare vivremo l'ennesimo giorno di delirio, isolati, transennati, disagiati.
Conte ma chi ti ha chiamato? Resta seduto alla scrivania a dire cose perché se vai in giro in questo modo, dai solo fastidio come un politico pezzente qualunque e personalmente, IO non me lo posso permettere!

27 SETTEMBRE / BAVARESE MA ALLA ROMANA

Uscire a cena con gli amici, passare del tempo in spensierata compagnia, mangiare e bere per un ammontare di circa 60 euro e poi dividere il conto in parti uguali (alla romana) e pagare una quota di poco più di 20 euro...
Il "giochetto" può funzionare con i tuoi amici, ma se a quel tavolo ci sono io, che non ti conosco e che a fine serata non so neanche come ti chiami, mi dispiace ma non possiamo giocare sullo stesso livello, soprattutto se a quel tavolo io ho mangiato e bevuto per neanche 15 euro, bevuto, perché il mio bretzel ve lo siete mangiato voi!!
Quindi prima dell'arrivo del conto sono andato alla cassa a pagare le mie ordinazioni (a proposito il brezel non l'ho fatto inserire) e buona notte a tutti.
Quando arriva il conto al tavolo fai subito la divisione con lo smartphone, totale per quanti siamo e la fai troppo facile.
Un attimo, a me non mi contare, perché quando sono andato in bagno ho pagato la mia parte... Secondo me anche i tuoi amici dovrebbero fare lo stesso, perché alla romana conviene solo a tre quattro persone, gli altri ci rimettono... Ma questo è solo un mio pensiero e tu non sei un mio amico, perché magari la cena te la pagavo pure io... Ma un'altra volta.
Alle 23:45 ancora gente che cerca un tavolo per mangiare fondamentalmente cose fritte e bere birraccia sopravvalutata. Troppi schermi intorno a me, Inter-Fiorentina... Almeno fatemi vedere la Bundesliga scheisse!
Quando porto al tavolo due piatti di rimanenze (ma questa è una cosa che ti racconto solo se ci vediamo di persona) una ragazzina seduta di fianco mi scambia per un cameriere e mi chiede dei tovaglioli!!
Ho la maglietta di un Birrificio Agricolo di Sardegna (Marduk) e non sono vestito con un Lederhose ma ho comunque un aria professionale e visto che mi trovo, vado alla dispensa prendo un po' di tovaglioli e li porto al tavolo della tipa!!
La serata finisce qui, confusione, disagio, serie A e più che in Baviera mi è sembrato di andare in un supermercato il sabato sera, perso tra le sedie e le vetrate di Babilonia con il mio spirito indipendente.


19 LUGLIO / FLOZSTATION ANCORA UNA VOLTA

Quante volte ti ho guardato? Quante notti ho passato con gli occhi stanchi davanti alle tue pagine incasellando testo e immagini che spontane mi uscivano dal cuore, senza filtri senza troppi calcoli, mentre il tuo codice si scriveva da solo ed io come il più stupido degli innamorati non ero in grado di vederlo e capirlo completamente.
Ora, ancora una volta è tempo di passare su un piano diverso del nostro rapporto, più serio, più maturo...
Ma non ti preoccupare, per me è sempre lo stesso e tu sei bellissimo senza trucchi, senza abiti firmati, senza gioielli.

05 LUGLIO / VITA DA SOLO SUGLI SCOGLI

Quest'anno più degli altri, la fauna che si avvicenda sugli scogli, dove trascorro gran parte del mio periodo balneare da Giugno a Dicembre, da quasi venticinque anni, è estremamente variegata.
Il caos durante il fine settimana delle spiagge vicine ha sempre spinto qualche disperato alla ricerca di un po' di spazio per prendere il sole e per rinfrescarsi in acqua. Quest'estate, la paura del contagio e la voglia di evitare assembramenti pericolosi ha incrementato la ricerca di questi posti nascosti dietro le recinzioni delle abitazioni in fondo a sentieri scoscesi e polveosi.
La vita sugli scogli non è pero' facile e non è per tutti. Stendersi comodamente è impresa rara e alle volte frutto di lunghi studi morfologici e di adattamento fachirale alla natura aguzza e frammentata. Scendere in acqua prevede poi, oltre a quanto detto in precedenza, una buona dose di equilibrio e una minima preparazione atletica, non ultima la risalita dal mare sulla scogliera puo' paragonarsi alla prova di un free climber.
Se a tutto questo si aggiunge il fatto che arrivare sugli scogli è solo l'ultimo ripiego a quella che doveva essere una rilassante e tranquilla giornata sulla spiaggia vi lascio immaginare le scene alle quali ho assistito in questi anni di scoglionata militanza.
Le famiglie, soprattutto quelle con prole al seguito sono ovviamente le più impacciate e restie a godersi quello che superati tutti gli ostacoli menzionati è un mare che per qualità compete a mani basse con qualsiasi spiaggia, ma ho visto faticare e demordere ragazzi uomini e donne di ogni età.

LO STUDIO - Quest'anno la mia attenzione era puntata su una coppia di quarantenni che sembrava essersi ambientata molto bene al luogo e ogni volta che arrivavo, a piedi o in bicicletta, per la mia quotidiana dose di mare trovavo sempre al solito posto con sempre più comfort moderni, borse frigo, sedioline, ombrellone.
Un giorno il loro, usuale posto, era occupato da altre persone e loro si erano confinati più in alto.
Un'altra caratteristica delle persone che frequentano gli scogli è la rapidità che si acquisisce nell'occupare i posti migliori che via via che si liberano, ovviamente più scarni sono i propri allestimenti balneari più facili possono risultare questi blitz!
La coppia in questione si affretta a risalire dall'acqua quando vede liberarsi l'ambito posto, che consideravano dopo solo qualche settimana usocapito, per loro fortuna nessuno degli altri, me compreso era interessato (per ragioni varie che non sto qui ad elencare) a cambiare ubicazione e malgrado la loro impacciata lentezza (soprattutto della donna) e le innumerevoli zagaglie riescono non senza difficoltà a spostarsi.

THE FLATS ROCKS INCIDENT? - La donna mentre si sposta barcollante sugli scogli con borsone frigo e ombrellone inciampa e cade... Niente di grave per sua fortuna ma evidentemente la goccia che ha fatto traboccare il vaso del suo adattamento "forzato" agli scogli.
Dice qualcosa all'uomo che non capisco ma che fa traboccare il vaso del suo adattamento "forzato" alla donna e mentre sistemano le cose nel loro punto, sbotta:

T.N.S.F. - La donna dice qualcosa all'uomo, probabilmente si lamenta della location, (dopo essersi abbronzata le chiappe per due settimane) e lui sbotta <Oh e c'è si a pringipess du cazz?! Mo me rutt propriè u cazz! No t'n've? Vatin a cas'... No scè venenn' chiù, vaffangul!> Segue silenzio imbarazzante e raggelante sotto i 38° di un tranquillo giorno di scirocco alle 13:15

EPILOGO - Sono passati quattro giorni da questo episodio e l'uomo sugli scogli ora è da solo, borsa frigo, bandana in testa!

14 GIUGNO / TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI

Mi sarei aspettato non dico una bomboniera ma almeno qualche confetto, visto che sicuramente avrai esagerato. Ma gli avanzi da mettere nelle tasche gli puoi dare al morto di fame che quest'anno si è anche sposato, in salute, ricchezza e "buona sorte" come diceva mia nonna.
Niente sala festa, niente amici, solo congiunti e tizzoni ardenti accesi con un libretto postale.
Che caldo, verginella bianca, Giovanni Battista e una colomba sul bordo dell'acqua santiera.
Sentimenti liofilizzati, uno, due, tre scimmiette sul comò...

Non tutti sono bravi. Seduto all'ultimo banco per copiare quello che fanno gli altri. Senza chiedere aiuto, spiando di nascosto consegnando per ultimo, tirando a campare con le idee degli altri. Ti porti il panino da casa, ma fa schifo al cazzo anche quello, da vomito.
Sorridi e cose che usi ma non conosci, come quando guardando la luce mi hai detto <E beh, quest'azienda fa le cose serie!!> Ma la luce stava sotto e quello che stava sopra era un'altra cosa. La tua passione, quello che era il tuo lavoro... E poi dai la colpa alla città, alle persone... Ma non capisci niente, ma non dovevi cambiare aria?! E stai ancora qua a fare cosa?

Pronto? Datti una pompata al cervello.

Quanto entusiasmo, come un'alga puzzolente sul cemento della discesa a mare. Il vento che fa tremare le cime che percuotono gli alberi e producono una litania. Non ci sono sirene che festeggiano. Sei arrivata ora puoi anche andare via o vuoi giocare a botta e risposta? Non ti conviene.
Che emozioni, chi è senza peccato scagli la prima pietra, chi è senza patente alzi il primo calice di vino, siamo primitivi, Primitivi del Futuro:
"Cacciatori, raccoglitori, beoni e spacciatori,

Contadini dissidenti, ballerini e pensatori,
Puttane felici e giocatori"

07 GIUGNO / LE CHIACCHIERE D'ACCIAIO

Quando tutti sono esperti di pandemie ed economie perché continuare ad aggiungere parole su questi argomenti ormai inflazionati e ormai iniziano a suonare stancanti.
Parlare del più e del meno, del dove vai quest'estate in vacanza, del meteo o dell'ennesima crisi all'acciaieria di Taranto?
Per riprendersi da un paio di mesi di chiusura si sono inventati miliardi per ogni cosa.
Casse Integrazioni massive, Partite IVA, bonus bebè, bonus biciclette, bonus mascherine, cristi e madonne.
A noi neanche questa pandemia ha fatto del bene. Mentre nel resto del mondo l'aria si ripuliva e la natura si riprendeva i suoi spazi, noi continuavamo a vedere il fumo rosso prendersi il cielo di Taranto, e lo guardavamo più in silenzio del solito, da dietro una finestra chiusa con vista morte.
Ora che saltiamo da una fase all'altra ecco che invece a Taranto si salta indietro e una realtà antieconomica, che a quanto leggo ed evidentemente non capisco fino in fondo, perde al posto di guadagnare continua a trascinarsi ancora avanti... Perché? E perché si inventano miliardi per tenera a galla questa merda e non si inventano soldi per dare un'alternativa a quei, sempre meno numerosi (altri 3700 freschi esuberi annunciati questa settimana!!)

Perché di questa economia non parla nessuno, perché questo focolaio di malattia e disperazione resta chiuso in questa zona rossa da oltre cinquantanni! Altro che mascherine, gel igenizzanti... vittime di una chiusura mentale, distanziati dal progresso oltre ogni misura...

31 MAGGIO / ROX

Devo parlare di quello che non funziona, come mi capitava di fare un tempo, i deejay del cazzo, l'amministrazione Di Bello, gli stolti del sabato sera, la tv locale che fa schifo, il siderurgico e l'inquinamento... Ma non ci riesco più.
Forse ora le cose vanno meglio e vivo in una Taranto migliore o forse mi sono talmente abituato, assuefatto, che non mi resta che vagare inutilmente sul web tra un video divertente e un inondiamo le bacheche di facebook di fotografie belle, sempre meglio che chiedere cinquanta centesimi per strada.
Ma le cose non vanno meglio e vivo sempre a Taranto che trovo peggiore, peggio di quella città anni '90 che tanto mi ha segnato, scorrendomi velocemente come un treno nelle vene.
I lati oscuri sono sempre gli stessi. I riflettori spenti su quella amministrazione rampante, dissipante.
Rossana in pieno centro tra i suoi gioielli e quel che resta della pavimentazione a ricalco.
Il velo bianco sul baffo del direttore che usa sempre le stesse identiche formule grammaticali per dire tutto e non dire niente, per criticare e per incensare, e poi vi assolve come un vecchio parroco lamentoso di paese.
L'inquinamento che cresce e genera un'inutile cupola scivolosa, rossa di curry piccante come le quotidiane perdite di profitto.
Il sabato sera non esco più e non sono dentro al mondo del divertimento. So per certo che qualche loffio si è messo dietro ad un bancone perché si era stancato di stare dietro alla consolle, ho il coltello tra i denti, e nell'angolo dei perdenti non voglio sentir parlare dei loro eventi, la storia è vecchia.
Il sarcasmo l'eccessiva autocritica, qualcosa non funziona dentro di me, va tutto alla deriva, a gonfie vele che dovrei ammainare e invece isso la bandiera nera dell'autolesionismo.
Taranto è sempre la stessa, spengo la tv.

17 MAGGIO / TUTTI UGUALI, TUTTO UGUALE

Vorrei azzardare qualche profezia sulla metamorfosi del mondo e della società mettere sul tavolo il risultato alla fine dell'analisi ma a cosa serve? La situazione non è cambiata, siamo ancora tutti uguali a prima e niente sembra essere cambiato fino in fondo.
La prima volta che ti ho visto sono rimasto paralizzato dall'inchiostro sulla tua pelle e poi caduto nel colore dei tuoi occhi, ma eri solo una persona di passaggio su una piazza in cui suonavano musica di merda, potevi non sembrare di questa terra e invece eri del paesa a due chilometri di distanza!
Quanti anni per poi ritrovare quell'inchiostro su una maglietta. I simboli sono solo simboli e per ognuno assumono valenze differenti, come la musica, come le immagini.
Mi hai spiegato il tuo nome e consigliato di vedere un film. L'avevo già visto molto tempo prima, ma non ti ho detto nulla.
In quel momento avresti potuto essere chiunque e saresti diventata una persona qualsiasi, comunque.
I tuoi occhi hanno perso la luce del colore e l'inchiostro sulla tua pelle è diventata una macchia insignificante malgrado tutto quello che per me significa.
Nello spazio due orbite diverse ma che i radar continuano ad intercettare e le tue frequenze si muovono ancora sui miei schermi. Segnali di varia natura.
Come il mondo impone, apro lo schedario e aggiungo un'altra cartella al tuo fascicolo, dalla A come Art Director alla Z come Zen, ma potrei uscire la R, la F, la M...
E parli ancora dietro i fornelli, auto critica, le campane di ottone, un ago un filo... La banalità vestita con una maglietta che fa tanto glamour.

10 MAGGIO / PIANO

La normalità sembra tornare lentamente e insieme a lei tante cose nuove, su tutte le persone in giro con la mascherina, come i cinesi, come Myss Keta, come Michael Jackson e siamo tutti king of COV!
Tutti In giro in bicicletta, tutti a correre con magliette fluo...

Devo scappare lontano da tutto, lasciarmi la città e una folla disinibita alle spalle, nella penombra del bosco, sul ruvido asfalto, sono sempre lo stesso ma non sono più come prima.
La persone mi stanno più antipatiche ma qualcuno lo vorrei abbracciare e prima o poi succederà e solo allora saprete chi siete.
Congiunti, parenti, amici stretti saremo ancora insieme e potro' continuarvi a dare il mio silenzioso affetto.
Piano dopo piano, fino alla cima per vedere un nuovo orizzonte e fissare nuovi obbiettivi, al momento passo da un lato all'altro della strada.

music - Frontline by Jay Someday https://soundcloud.com/jaysomeday
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Free Download / Stream: https://bit.ly/jay-someday-frontline
Music promoted by Audio Library https://youtu.be/2u6cFuVkxgI

26 APRILE / LA MIA ESSENZIALE QUARANTENA

La cina, Wuhan, è solo un'influenza, corona, covid19, pipistrello, ma quelli mangiano i cani, qui non arriva, amuchina, amuchina finita, lavarsi le mani spesso, tutorial Barbara D'Urso su come lavarsi le mani, l'Italia non si chiude, aperitime.
Codogno, paziente 0, contagi, zona protetta, zona rossa, tamponi, sintomi, quarantena. Mascherine, l'Italia si deve chiudere, #iorestoacasa, fuga dal nord, stop al campionato, protezione civile, triage, conferenza stampa delle 18:30. Terapia intensiva, sistema sanitario in crisi, lockdown, smart working, pandemia, cassa integrazione, balconi, cantare sui balconi, flash mob sui balconi, applausi dai balconi, andrà tutto bene, videochiamate, zoom, dirette instagram, contingentato, fila ai supermercati, un metro di distanza, si può fumare, delivery, Zingaretti contagiato, autocertificazione, Brescia, Bergamo, Boris Johnson, immunità di gregge, Boris contagiato, è tornato Guido Bertolazo, Guido Bertolazo contagiato, discorso Conte, DPCM, camion dell'esercito, alpini, Madrid, Parigi, New York, posti di blocco, Natale con i tuoi Pasqua solo il Papa, Barbara D'Urso rosario in TV, Cuore Immacolato di Maria, aiuti economici, 600 euro alle partita IVA, MES, Euro Bond, curva del contagio, picco, plateau, spesa solidale, case di cura, fase due... Bisogna ripartire, bisogna imparare a convivere, vaccino, disinfettante endovena, stavo scherzando, Bella ciao!

19 APRILE / T.K. OF SAN VITO

Sotto un cielo viola, mi muovo come un felino a caccia in una giungla deserta, passi sicuri e controllati, fibre nervose tese pronte al balzo. Occhi scintillanti orecchie tirate indietro in un continuo ed attento ascolto, l'olfatto, malgrado l'allergia proteso controvento a sondare l'aria, lo sguardo fiero, mai semplice, guardo ditro le spalle con circospezione.

Mi muovo attento in una boscaglia di giardini ordinati e vite sospese in gabbie da zoo safari, aumento il passo quando sono nella radura e non posso nascondermi, facile da individuare.
L'asfalto brucia, segnali di fumo oltre la curva, la biglietteria ai confini della recinzione, la fonte alcolica, i sonnifferi inscatolati.
Tribù locali, gazzelle bicolori e civette celate tra i rami.
Sono a caccia, non mi accontento di carcasse, cerco la libertà oltre la biglietteria, lontano da fastidiosi segnali di fumo, vagare fino al cuore della notte e riposare dove capita.

Mi muovo attento e sono l'essere più pericoloso della giungla, civette, gazzelle e ippopotami mimetici cercano di saltarmi sopra.

Aspetto la luna nuova, l'acqua che cancella le orme sulla sabbia e il vento che disperde i miei odori.
Non scappo ma aspetto il momento giusto per muovermi sena pericolo e non rischiare di diventare una stupida preda.

05 APRILE / OLTRE IL BARATRO

Se faccio due passi intorno a casa posso arrivare nel punto dove la vita di tutti si è rallentata, fermata, affacciandosi sul baratro in cui per qualcuno inizia a diventare l'unico panorama...
Intanto è passata un'altra settimana e anche se il fondo è più vicino è buio, ho guardato avanti.
Il cielo sembra corrermi in contro ma non lo posso abbracciare, il sole mi illumina il volto ma mi fa chiudere gli occhi, e quando gli chiudo vedo solo macchie di Rorschach, dai colori desaturati al massimo, e torno indietro sempre nello stesso punto, quando ero bambino e non sapevo dire Ugo, il mare danza e io vorrei galleggiare fin dove la luce tocca l'acqua, ma si alzano le nuvole sulla linea dell'orizzonte e il tramonto inizia a sfumare.
Davanti è buio, e il rumore della risacca sotto la scogliera si ferma, per un attimo anche la vegetazione alle mie spalle si ferma, il vento si zittisce.

Faccio due passi per tornare a casa. Non incontro nessuno, anche quelle poche cose aperte hanno chiuso, l'edicola, la salumeria, la farmacia.
non abito più in una villa, ma in un castello con alti muri dietro un fossato pieno di diffidenza.
A corte va tutto bene, abbiamo da mangiare, abbiamo da difenderci e da dormire al caldo.
Faccio due passi per salire sulla torre, fuori è buio, riprende a soffiare il vento e lentamente anche quelle poche cose aperte che mi restavano stanno chiudendo, gli occhi, il cuore, i sogni.

29 MARZO / QUI E ORA LEGALE

Che domenica bestiale, la prima canzone che ho ascoltato questa mattina alla radio, una domenica che dura da circa venti giorni in cui la vita di tutti si è rallentata, fermata, affacciandosi sul baratro in cui per qualcuno inizia a diventare l'unico panorama.
Un'ora in più di luce, un'ora in meno di sonno, un'ora per restare ancora in casa, qui e ora e ogni giorno sembra sempre lo stesso, oggi più lungo che mai.
Oggi è speciale, oggi è tragica.
Restare chiuso in casa non mi ha trasformato in niente di diverso che già non ero, molto in me è peggiorato, però farò tesoro delle poche cose che sono migliorate e alzare barriere ancora più invalicabili tra me e le persone che non mi piacevano prima e che oggi, un'ora dopo, mi fanno quasi schifo.

Quello che siete non lo racconta la vostra bacheca misericordiosa e i comportamenti liturgici, quello che siete sta in quello che fate e non nelle puttanate che raccontate.

Che domenica triste è questa, mi ricorda le domeniche sere di quando ero uno studentello delle scuole medie, polpette al sugo riscaldate mentre guardavo Drive In in televisione e al posto di ridere mi assaliva un senso di angoscia che ad un certo punto non ho più saputo gestire.

23 MARZO / LA CROCE

Ho cercato di mantenere le mie abitudini in queste due settimane di isolamento, sveglia la mattina presto, Yoga, colazione, doccia, lavoro (anche se da casa con mia figlia sulla scrivania di fianco che fa i compiti online), pranzo senza mai esagerare, ancora lavoro, e poi un po' di cazzeggio per arrivare alla cena.
Tutto sembra quasi normale, solitamente vado a fare la spesa in orari anomali ma ormai c'è sempre fila. Mi mancano le lunghe uscite in bicicletta, girare per San Vito non mi basta più, ma girare per San Vito non si puo' più e allora faccio avanti e indietro sulla stradina di casa mettendo a dura prova il sistema nervoso anche se mi rendo conto che al momento è un privilegio non indifferente, così come quello di avere un piccolo giardino, che nella mia testa poteva diventare come villa Taranto a Verbania... Ma sono allergico alla parietaria e alle erbacce in genere così dopo 30 minuti di giardinaggio gli occhi si arrossano, diventano piccoli, il naso cola come un rubinetto rotto ed inizio a starnutire a ripetizione che i vicini mi guardano male. Così vado avanti a piccoli steps, tanto tempo sembra essercene tanto, organizzando il lavoro, rispettando dei protocolli di sicurezza che mi sono dato, vestendomi come se dovessi entrare nel nocciolo in fiamme di Chernobyl.
E penso a chi non ha un vialetto o non ha un giardino, magari a chi non ha neanche un balcone... E l'unica evasione è andare a fare la coda per fare la spesa, iniziare a fumare o portare il cane a fare i servizi.
Perchè se non hai mai letto, non diventi un lettore, se non sai fare un cazzo un tutorial su youtube non ti trasforma in un'altra persona. Per questo mi manca quello che facevo, perché anche se volevo fare altro è quello che so fare. Ecco perchè il mio giardino non sarà mai villa Taranto ma solo una valvola di sfogo nel mio isolamento a San Vito!
Poi lentamente tutto diminuisce e le persone si allontano tra di loro, ma non per rispettare il distanziamento sociale, ma perché ognuno inizia a pensare a se stesso.
Allora sull'agenda non segno più i giorni di restrizioni, che a quelle sono sempre stato abituato, inizia a mancare l'ossigeno, ma quello che ti lascia l'anima e la coscienza sospesa, leggera, serena e segno i nomi delle persone che mi fanno diventare gli occhi rossi, piccoli e mi deludono a ripetizione e di tempo sembra essercene tanto e invece ti svegli ed è già arrivata l'ora di andare a dormire.

Velo sulla testa, il rosario come una catena, il messaggio della buona notte che non ti fa dormire, il segno della croce, uncinata sul petto.

16 MARZO / CRONACHE DA GIORNI NON NORMALI

I - Ieri non è stato un giorno normale, il fine settimana andato tra pioggia e le notizie della gente in fuga dal nord, e io che approfittando di un giorno di ferie mi ritrovo a pedalare inusualmente in un lunedì mattina, che non è banale come la domenica e neanche bello come il sabato, è fantastico.
Un sole tiepido, e una litoranea salentina deserta come non l'ho mai pedalata in vita mia, neanche quando esco in piena notte.
Non è un giorno normale e tutto quello che incrocio, e che normalmente cattura la mia attenzione mi sembra ancora più magico, il riflesso lucente del sole nel mare, la sabbia ai lati, il profumo della macchia mediterranea, quello dei pini, i colori dei fiori sparsi nei campi e nei giardini è un lunedì e tutto questo mi entra dentro, mentre dietro cerco di lasciarmi per un attimo l'ombra scura di quello che sta succedendo.
Vado e non mi fermo, senza sosta, scambiando due chiacchiere con un ciclista mantenendo la distanza, prendendo un caffè al bar con le dovute cautele, respirando a pieni polmoni il vuoto e il silenzio al limite tra il deserto di sabbia e la deriva e ho la forza e la voglia di andare avanti e non fermarmi più, ma dopo 120 km sono di nuovo a casa.
Ieri era un lunedì e quello che è successo poi invece,lo ha trasformato nell'ultimo dei giorni normali.

II - Sono un tipo molto solitario e vado alla ricerca delle situazioni e dei posti per evitare le persone.
Francamente pensavo che tutta questa vicenda (ricoveri e complicanze a parte) poteva avere, per la mia indole, i suoi lati positivi...
Invece questo silenzio in abbondanza, questo vuoto gratis per le strade mi ha già stancato.
Oggi mentre facevo una passeggiata per San Vito con Emma abbiamo incrociato mia cugina e sua cognata, ci siamo salutati facendo più spazio tra noi scusandoci e giustificandoci a vicenda, per la distanza e abbiamo proseguito per la nostra strada.
Cazzo mi è venuto quasi da piangere.

III - Se arriva il momento in cui ognuno inizierà a pensare veramente solo al proprio culo saranno davvero ore buie.

IV - Lavorare da casa sicuramente aiuta a ricreare una parvenza di normalità...
Fin quando almeno ci sarà da lavorare!

V - Una signora fa la spesa, trascina per le corsie del supermercato due carrelli tutta da sola, mascherina e guanti, non li toglie mai, neanche alla cassa per pagare.
Poi la rivedo mentre in macchina, ancora con i guanti si sta fumando una bella sigaretta!!

VI - Durante questa settimana sono uscito oltre che per fare la spesa, colpevolmente, anche per fare due passi e pedalare qualche misero chilometro intorno a casa per de-faticare e al tempo stesso ingannare il cervello e complice il bel tempo il mio percepito (al netto di ogni male) era quello di una prolungata Pasquetta!
Oggi nel mio consueto giretto ho incontrato in tutto una decina di persone, due biciclette e quattro macchine, strade deserte e un silenzio spettrale tutt'intorno.
Meno di una settimana fa avrei pagato per andare in bicicletta con queste condizioni, oggi devo dire che mi ha fatto paura...

VII - Oggi ho iniziato a lavorare da casa, anche se in realtà avevo fatto già qualcosa venerdì (giusto per provare) e soprattutto domenica mattina.
Il tempo è praticamente volato, mi sono seduto davanti al pc poco prima delle 08:00 due brevi soste (una per il bagno, l'altra per mangiare un'arancia) le mail, il cad, la vpn, la chat con i colleghi sparpagliati in giro, pausa pranzo di 20 minuti per un piatto di riso (non ho visto neanche il telegiornale, sono tornato alla mia postazione fino alle 16:00 e quasi mi è dispiaciuto andarmi a bere il caffè fuori in giardino (che ho dimenticato di avere durante tutto il giorno).
Se continua così posso andare avanti.
Ma dopo mi serve una vacanza

08 MARZO / NELLA PALUDE COME QUANDO ERO PICCOLO

Viaggiare, girare il mondo era diventata una cosa normale, semplice che tutti facevano (io in maniera molto limitata, quasi vergognosa) e ora cosa succede?

Nessuno sembra più essere in grado di spostarsi liberamente sulle tratte del turismo d'evasione, di quello avventuroso, quello culturale, e soprattutto a noi italiani sembra non volerci più nessuno, da culla della cultura per turisti arroganti ed ignoranti a terra promessa per barconi di disperati a profughi di prima classe nel giro di poco e nel giro di un niente clandestini dal nord a sud, prima cervelli in fuga poi corpi in ritirata spagnola.

E allora mi ricordo le scuole medie e quando tornavo a casa dopo aver mangiato correvo in camera mia per guardare il Mondo di Quark di Piero Angela seduto alla scrivania mentre facevo i compiti e su tutti mi piacevano i documentari sui vari habitat, il deserto, la tundra, la foresta, la steppa ... E poi con tanta fantasia e magia riuscivo a ricreare quei posti giù in giardino o in giro per San Vito.
Mi ricordo anche quando prima di sfogliare il postal market giravo e rigiravo un grandissimo atlante geografico mentre ero in bagno e la mia testa vagava tra i riquadri e le coordinate delle mappe e prima ancora di googlemaps e streetview i miei occhi zommavano nei posti che più catturavano la mia attenzione e rimanevo li seduto ad esplorare fino a quando mi si addormentavano le gambe!

E' un gioco che con meno ingenuità continuo a fare ancora oggi, meravigliandomi e sognando con quello che mi sta intorno e posso raggiungere senza biglietto, senza passaporto, spendendo solo del tempo, come un bambino.

02 MARZO / CORONA SENZA MASCHERINA DAVANTI ALLA BOCCA

Questo è il ritmo della morte...
Quello che ho imparato dalla diffusione del virus in Italia?
Come sempre sono tutti esperti e tutti sanno esattamente cosa fare, tutti pensano al proprio benessere, come avere il frigo pieno. Da anni mangiamo cibo di dubbia provenienza, ci appoggiamo nei mezzi, poi con le stesse mani fumiamo la sigaretta, facciamo la spesa, e magari spizzichiamo un pezzo di pane dalla busta camminando per strada, dai cinesi abbiamo comprato di tutto, e ci hanno sdoganato il sushi.
Le notizie e soprattutto le stronzate girano sulle chat alla velocità della luce, ad esempio la signora di Torricella che infamava il contagiato di Trullo di Mare mi è arrivata nel giro di pochi minuti su cinque, sei gruppi diversi ... La chat dei genitori della scuola è quasi sempre la peggiore di tutte (tutti vogliamo il bene ed il meglio per nostri figli, mai però lo vorei a discapito di qualcun'altro).
Nelle mie uscite in bicicletta passando per Torricella ho sempre visto uomini anziani che ciondolavano tra il bar del paese e il pezzo di terra, pochissime donne, ora so cosa fanno anche loro, analizzano e sparlano del paese tra una Barbara D'Urso e una Maria de Filippi, prima sedute alle sedie davanti l'uscio di casa, oggi in chat per raggiungere le comari più lontane.
E' strano come una città di morti viventi possa diventare più vivibile proprio quando è colpita da una "pandemia", traffico zero, posti semi deserti, silenzio.

Il vero virus è l'umanità, vorrei vivere tagliando l'aria fresca, stringendo mani e abbracciando corpi nudi, sussurrare nelle orecchie, ascoltare parole profumate invece sono dentro una scatola trasparente muovendomi con discrezione con la solita maschera sulla faccia.

23 FEBBRAIO / NANO

Capitare dalla parte sbagliata, cerchi di risalinere la china, un magazzino che contiene tante casse, e ogni giorno arriva un pacco.
Poi chiedi le informazioni alle persone sbagliate, come la scimmia davanti al computer, i file sono dentro, il pacco giusto è arrivato, hai aspettato ma finalmente è arrivato.
Ascolto le stronzate che vomiti dalla bocca, fumo negli occhi e bigodini in testa, la mia migliore amica, la vacanza in SPA, il castello di carte cade giù con un colpo di indice.
Regina di cuori, gioie e malumori.
Pillole per dormire, fiocco al collo, complimenti per il grande piano.

E' uscito fuori in preda ad un debug nella bruttezza rilassata un respiro affannoso, in sincero amore, contemplo il crimine crudele, la sofferenza ha annerito la sua anima, come il soffitto scrostato di una vecchia casa di campagna.
La foresta in fiamme mentre un cane urina sulla corteccia a nord di un albero, mi oriento per stare lontano dai pericoli ma disseminando trappole.
Non mi prendi più!

Ascolto stronzate uscire fuori dalla tua bocca, muschio verde come il vomito di bile.
Faccio barchette di carta, e aeroplani che non sanno volare, coni per frittura, e inneschi per la brace.
Sai camminare sui carboni ardenti, il piccolo principe è stato già scritto ma questa storia l'ho già passata, quando mi sento nel giusto divento cattivo e mi dispiace, ma ancora non hai visto niente.
"Questo è il tavolo di formica. Verde è il suo colore. Con questo anello io ti sposo"


16 FEBBRAIO / SINCERO EDIT

Le buone intenzioni, non sono azioni
La tua foto profilo ma non sei solo tu
E l'ingratitudine l'indipendenza
Fai tutto tu ma fallo immediatamente
rimetti in ordine tutti gli a quattro
lavati i denti per un finto sorriso
non lamentarti che c'è sempre peggio
ricorda che vengo a lavoro ogni mattina
ma sono solo io e già da mo' che lo facevo
Volevo accentrare tutto, nelle mie manine
così nessuno capiva che facevo
vestirmi bene e andare sempre fuori a cena
E invece faccio sorrisi ma io non sono uno scemo
sono sincero me l'hai chiesto tu Ma non ti piace più!

Scegli le parole migliori per il SOULiloquio con la tua vocina triste
corri da fermo e non ti allontanare troppo
che tanto il pollo ormai è cotto e io non mollo
trovati qualcun'altro e qualcun'altro ancora
l'amicizia immotivata non sempre è corrisposta
non siamo amici non abbiamo mai mangiato insieme
sono un figlio di puttana ed è questo il bello
ma sono solo io è questo già lo dicevo
Volevo accentrare tutto, nelle mie manine
così nessuno capiva che facevo
vestirmi bene e andare sempre fuori a cena
E invece faccio sorrisi ma io non sono uno scemo
sono sincero me l'hai chiesto tu Ma non ti piace più!

Abbassa lo sguardo, lavora al sicuro
fai la morale ma non è normale
offri il caffé e la sigaretta mi dispiace per te ma vado di fretta
organizzala tu la sostituzione fatti un altro tattoo tieniti i lavori
e anche se non ci riesci rispondi "Li faccio tutti io"

Ma tanto alla fine già lo sapevo
aldilà delle tue brutte azioni
m le parole non ti servono a niente
tanto lo so come sei veramente
Ma non ti piace più non ti piace più

09 FEBBRAIO / SHAVASANA RUMORS

Per un attimo mi sono ritrovato steso per terra in quella che nello yoga si chiama shavasana o posizione del cadavere e come se fossi presente ma sei piedi sotto ascoltavo con gli occhi chiusi tutto quello che mi accadeva intorno.
Lentamente uno strana sensazione di disagio ha iniziato a fluttuare intorno a me. Troppe parole pronunciate e una relazione che si espandeva oltre il normale dare/avere ha iniziato ad espandersi e a saturare la sala.
Tutto il resto sembrava inutile e anche la mia presenza ridicola e anacronistica.
Ma sono qui per imparare ad espandermi dentro me stesso, non negli altri. Sono qui per occupare tutti gli spazi vuoti che nel tempo ho lasciato dentro. Faccio defluire il sangue alla testa, respiro, pace.
Pago per questo, un prezzo non quantificabile, sacrificio, dedizione, amore.
Sono immobile, mentre la polvere vetrosa di un'amicizia fragile e non sincera comincia ad entrare nelle narici, gli occhi si arrossano come con la peggiore allergia.
Non so dare la colpa a nessun polline, forse le rose o forse le calle.
Ascolto stati d'animo in stampatello minuscolo. Lezioni di vita, analisi microscopiche dell'anima.
Inizio ad emergere, non come uno zombie ma come un nuovo figlio da un grembo di terra.
Nudo come un verme in controluce che evapora.
Intorno a me non ci sono più le stesse persone, seguendo altre indicazioni vanno via per altre strade portandosi dietro le proprie verità assolute.
Suona un gong di campana... Sveglia, non per la qualità della tua danza balla per me!

02 FEBBRAIO / H24 ANCORA

Quella dei negozi H24 ormai sembra un fenomeno incontrollabile. Sono passati circa cinque anni dal gioco che avevo organizzato per Taranto che andava alla ricerca di questi inusuali e all'epoca anonimi buchi a gettoni. Oggi sono ormai un'invadente realtà economica che non sembra aver ancora saturato il mercato.
Certo tra avere un locale sfitto e guadagnarci quattro spicci a suon di merendine, birrette e caffè chi sceglierebbe la prima strada? D'altronde anche durante le elezioni comunali gli innumerevoli candidati non colonizzano più i quartieri aprendo temporary comitati elettorali in quei bugigattoli preferendo una ancora più economica e dozzinale campagna elettorale sui social!!
Allora all'interno di quei colorati "locali" si alternano le comitive dei ragazzini in cerca del wi.fi. adulti che si credono avanti, primitivi del futuro, bacchette di plastica bucherellate e puzza di nicotina post brodaglia al sapore di caffè ed aspartame. Che fai stasera esci? Non ti dimenticare gli spiccioli che la vita sociale è agli sgoccioli
!

26 GENNAIO / DOLLY PARTON CHALLENGE

Puntualmente esce sul web un fenomeno "globale" a cui non riesco a resistere e allora devo uscire dal mio microscopico mondo digitale per buttarmi anch'io nell'onda cercando di cavalcarla al meglio in mezzo alla calca.
La Dolly Parton Challenge è l'ultimo fenomeno social partito dall'account della settantaquattrenne musicista country.
Stars, Brand e comunissimi utenti si sono cimentati nel trovare le quattro foto perfette per i propri profili social.
Così ho rispolverato un album di foto pubblicate su facebook "San Vito Spaccia Moda", in cui attingendo liberamente nell'armadio di famiglia modellavo la mia varipinta personalità, riuscendo a trovare le quattro foto per la mia challenge
LINKEDIN - 12NOVEMBRE2017 - IL DOTTORE quando basta un camice bianco, un paio di occhiali da vista con la montatura importante ed internet per fare l'esperto di tutto.
FACEBOOK - 09FEBBRAIO2017 - la divisa e niente da nascondere
INSTAGRAM - 01GENNAIO2018 -
IL MISTICO quando la mia anima vagava nel deserto e aleggiava tra i fiumi acri dei ghat l'unico modo per lasciare la realtà era cavalcare l'unicorno.
TINDER - 25AGOSTO2017 - centomila uno nessuno.
P.S. su Tinder non mi cercate però, quello è uno dei pochi social a cui non ho mai creduto!

12 GENNAIO / PERSONAGGIO DA FUMETTO

Ci sta questo personaggio da fumetto che mi ronza intorno.
Si fa il suo pianto d'ansia, davanti allo schermo seduto sul suo culone nascondendosi al lavoro.
Inutile, nel suo avanti e indietro sullo stesso file che non serve a niente.
Questa non l'ho letta, questa non l'ho scaricata, questa la faccio un'altra volta.
Poi passa e si dimentica tutto.
Esce, ma non chiude. Invia, ricevi, smarca.
Alfiere delle cause solo per interesse.
"La mafia è una montagna di merda" ma tu sei peggio
Viva la figa, stupratore mentale

Libera la tua anima, è tardi, non farne una di più, non si sa mai.
Tira la freccia, fai centro.
Schiavo alla catena, con un solo anello, un signore per bene, come andare a Londra a lavare i piatti al pub, farsi la foto con i punk... Come dite voi in Italia?
Pisciami il cane.
Disdici il contratto, esci gli spiccioli, ingozzati avidamente, rotola sul piano inclinato.
Il ragazzo d'oro di Bologna che si fa nero dalla vergogna.
Braccialetti estivi, la verità è che sei una cavia, un mondo meraviglioso e delicato, un esame clinico, un master post universitario:
E se non capisci ti regalo un disegno!

06 GENNAIO / PIATTI DA LAVARE

Non ci sono un'altro giorno, vento freddo fuori è questo.
Ascolto le sirene, la pantera mi corre nelle vene
dentro il folto della giungla dentro il cuore non c'è nulla.

Penso di essere vivo il giorno dopo, dietro gli occhi solo il vuoto.
Gioco a carte senza soldi, chiamo giro siete sordi.
Non ci sono per nessuno alzo il mazzo e trovo l'asso.

Cosa cerco in fondo al mare, provo il bluff senza rischiare
Gioco sporco con i guanti gira il vento siamo in tanti
panno verde sulla strada lancio i dadi fatti in giada

Al telefono chi parla? Non sto bene devo farla
gira solo per chi è buono senza microfono perché stono
soffia dentro solo a tratti ora esco e lavo i piatti.

01 GENNAIO / LO SPIRITO DELLE FESTE

In giro solo confusione, uscire a tutti i costi, salutare per forza tutti, cosa fai dove vai con chi stai?
Vorrei restare solo, allontanarmi lentamente, inesorabilmente, silenziosamente, in modo che nessuno possa notare la mia assenza.
Ma a chi importa sul serio? Tutti persi nello shopping dell'ultimo minuto, in fila nel traffico, in fila allo sportello del bancomat in fila per entrare nel negozio di bigiotteria.
Saltando come i canguri da un aperitivo all'altro, da un posto ad un altro posto, in giro fino a tardi senza capire il perché.
Per me non cambia niente, mai più impegnato, mai più buono, mai più ricco e spensierato, mai come non mai.
Resti o vai via, indigestione, televisione, fuori sede, torno su, vado in montagna, resto chiuso dentro me stesso. Poi è la solita storia di ogni anno, sei tu che mi devi chiamare quando scendi.
Lo spirito che aleggia tra le strade lentamente si dissolve, siamo sempre di meno, tutto torna alla normale pulsazione, il cielo si schiarisce, infilo il cappuccio della felpa sulla testa, guardo indietro, il sole si riflette sulle lenti vitree della mia maschera antigas, sono dentro un nuovo anno, sospeso dentro una flebo, online, al solito posto, al solito indirizzo vuvuvu punto it.

 

flozstation.it