diario / appunti e spunti di vita
     
 

16/06/2019 UNA GIORNATA AL MARE Non frequento spiagge a pagamente ma neanche le spiagge libere dove vale tutto!
Mi piace giocare con la sebbia ma ho sempre preferito gli scogli, dove bisogna adattarsi, sacrificarsi, e dove, se la corrente è quella giusta il mare ti ammorbidisce ogni spigolo.
Il silenzio fondamentale, l'onda che sposta le pietre che rotolano sorde in un sovrapporsi di rimbombi, il suono di braccia che avanzano nell'acqua, il sole che riflette nel blu il suo calore.
Un paradiso ma in una domenica di Giugno i demoni sono ovunque e qualcuno si presenta senza bussare anche qui!
Cetacei spiaggiati sugli scogli come l'aristocrazia romana in un baccanale, per fortuna non è ancora tempo di uva, ancelle con costumi striminziti per l'abbronzatura quasi integrale, quattroperquattro.
Ma la mi attenzione si sposta sulla coppia a pochi metri da me.
Da qualche giorno abbiamo festeggiato oltre ventanni di vita insieme, ma continuiamo a chiamarci per nome fin dal primo giorno, questi invece poco più che ventenni si chiamano amò a tutta forza!
Che cos'è l'amor ... Sicuramente non siete voi.
Amò, le con il suo costume di un paio di taglie più piccole, lui depilato al cento per cento, le sopracciglia curatissime, la barbetta fresca da barberia i tatuaggi standard, il segno zodiacale sul polpaccio, il triangolo dietro al braccio e qualche alta cosa sull'avambraccio.
Amò, ogni tanto intercalato con un affettuoso (ed odiosissimo) mongolò... Ignoranti di merda!!
Poi arriva un'altra coppietta stessa età, più in carne, quella tatuata è lei, e anche qui siamo nei clichè, corona monarchica dietro al collo, uno stormo lungo la schiena, chiapponi al vento, ma ognuno fa la sua vita, per carità, ma anche loro iniziano ogni dialogo con un istituzionale amò!
Mentre vado via ecco che, senza neanche meravigliarmi troppo, anche loro si danno del tenero mongolò.
Attraverso il sentiero tra la sterpaglia secca in una moltidudine di farfalle scure che si alzano e mi passano davanti agli occhi e per un attimo mi sento arido e pronto a bruciare come la vegetazione gialla intorno a me la mia giornata al mare è finita, a domenica prossima amò!

19/05/2019 I PAGLIACCI DEL SABATO SERA
Non parlare, quando forzi il vernacolo credi di far paura, ti affronto in italiano anche se qualcosa non la capisci credi che gli amici di fianco siano una protezione? Come il cazzo coi coglioni!
La giacchetta della cresima i capelli geometrici.
Se non conosci la legge della strada stai sul marciapiede, torna a casa e "tu non sai chi sono io" a che punto della discussione viene fuori?
Tu non sai chi sono io e forse è meglio che non lo scopro neanche io.
I pagliacci del sabato sera non fanno ridere e non fanno neanche paura.
Fatevi le vostre stories su instagram, prendetevi la birra al ventiquattrore, tornate a casa merde che se vi schiaccio non avrete altra fortuna.

04/05/2019 VIDEO CHIAMATA Forse sono ancora legato al periodo in cui si mettevano i gettoni nel telefono dentro la cabina e alle volte la fila che si creava dietro era come quelle macchine che aspettano i tuoi porci comodi.
Forse sono ancora terrorizzato dal mastodontico telefono grigio con i la ruota e i numeri nei buchi da prendere e portare a fondo scala e poi far cadere verso il loro posto, il prefisso, le schede telefoniche.
Forse ho poche cose da dire e le tengo strette in gola, forse nessuno ha qualcosa di tanto importante da dirmi da non poter fare a meno di aspettare.
Sono stanco di andare piano dietro stupidi che controllano le chat, che guardano le stories, che scorrono al timeline al semaforo rosso.
Il messaggio vocale che non si sente, lo smartphone all'orecchio.
La video chiamata on the way.
In coda con una chiamata in coda.

26/04/2019 PASQUETTA Mi ricordo una Pasquetta ti tantissimo tempo fa, a Ginosa Marina. Ci andammo con il treno, uno di quelli che scendevano giù in Calabria lungo la linea jonica, un treno vecchio già tanto tempo fa.
Andammo a casa di un'amica ed era la classica pasquetta in cui perdi rapidamente il controllo, nel giro di due ore, senza mangiare niente ma intorno ad un tavolo passa poco altro tempo ... Vado in bagno e mi controllo l'anima srotolandola a grumi liquidi sulla ceramica anni settanta.
Tiro lo scarico ma qualcosa va male. Non è come le altre volte, inizio a non essere più dentro me stesso, mi vedo dall'esterno e vedo tutto a doppio, sfocato.
Esco faccio due passi in centro entro dentro una sala giochi, fa caldo, rumori, è peggio, torno a casa, attraverso il paese fatto di case basse e strade squadrate, a casa è arrivata altra gente, la festa continua.
Non ci sono più.
Perdo conoscenza su una poltrona, non so per quanto. Poi ricordo una pineta, la sabbia, mentre il mare malgrado immenso e piatto davanti ai miei occhi non lo ricordo per niente, che strano. Faccio fatica ma sto meglio, di nuovo in stazione verso Taranto, le luci all'imbrunire, le fiamme e la puzza acre della zona industriale che attraversiamo lentamente con i finestrini aperti e la testa fuori.
Taranto stazione di Taranto.
Poi in 126 fino a San Vito.
La Pasquetta è finita, ma la ricordo come se fosse ieri, invece è quella di quasi trentanni fa.

14/04/2019 TRIP Non sai che voglia ho di andare lontano, allontanarmi fino allo sfinimento e lasciarmi alle spalle un po' di casini.
Ma non sono mentalmente stabile per non crearne altri lungo la strada e quelli che ci sono vanno risolti non nascosti.
Non posso ora e devo aspettare, ancora, ancora un po'.
Ma arriverà il momento, saluti con fazzoletti bianchi al bordo strada, un sospiro, in piedi, testa bassa e via.

07/04/2019 LA REALTA' SUPERATA Viaggio oltre i confini della mente in piedi sul pianale metallico, al centro di un intreccio di gambe di sedie e banchi di scuola portate via dal vento rosso ruggine.
Sono lontano anni luce e i conti sulla mia busta paga non tornano mai una calcolatrice degli anni settanta, la spensieratezza degli anni sessanta la fame del primo dopo guerra.
L'industrializzazione del cuore e i miei organi vitali appesi ad asciugare alle travi della copertura parchi del siderurgico, stato, riva, aditya.
Pakora.
La realtà, ai confini della mia vita è differente, una struttura non ancora finita.
L'aperitivo, il cinema, l'ospedale.
Viaggio in corsia di sorpasso ma a bassa velocità, non ho specchietti retrovisori e assicurazione.
Gioco a carte scoperte, perché non so giocare, non baro, senza assi nella manica, ascolta il fumo fa rumore.
Punto tutto sul rosso, ma esce sempre nero.

24/03/2019 DI CHI SEI AMICO?Le belle chiacchiere, quelle di chi è bravo, ma cosa è cambiato in questi lunghi anni? Il mangia polpette è ancora lì che mette i dischi, che anche lui aveva fatto la convention sotto le piramidi, hotchilipeppe!
Tutti passati dal grandefratello e poi scordati fuori.
Sto invecchiando, ma voi siete più vecchi di me, alza mai er volume zì.
Più che un deejay mi sembri un pappone.
Fai pulizia ma non sbagliare scaffale sparacazzate, che non sai neanche scrivere.
Quello che fa uscire le bombe su youtube, la Corrida di Corrado, portami un'acqua minerale con l'autobotte.
Quella che non sapeva manco schiacciare play, schiacciata tra la porta e il tetto, c'era una volta Siddharta Gautama, ora prensenta in prima serata e seleziona, musica a tutta, le sfilate, la corte, i matrimoni.
Dentro l'advertising la foto la fotto l'hai fatta grossa, la vita di coppia, la vita d'artisti di sto cazzo, papà mi ha detto, non è mai presto.
Tutto un circolo vizioso s'incensano l'un l'altro si scambiano i favori.
Tu fai questo che io faccio quello.
Devo mettermi contro di te, anche contro di te, meglio così.
La mia ragazza spaccia di brutto, artista a 360° tu invece solo la circonferenza, poliedrico a colpi di 90° uno dopo l'altro.
Metto dischi, faccio foto, disegnino, poi con il pigiamino.
Alternativo ma di cosa? Negli stessi binari, correttivo, sbiancante e siete sempre voi, avete ucciso le serate con i vostri terabytes di download, i vostri vinili vintages e i vostri due pollici all'insù
"Calzino bianco va trovato tecnologico votato martire come pararsi il culo la coscienza è un vero sballo l'alternativo è il tuo papà"
Che poi alla fine l'autoironia non funziona più, la fanno anche gli antipatici.
Di chi sei amico? Te le suono sotto casa.

18/02/2019 QUESTA SERA Bisognerebbe raccogliere la merda che si lascia in giro, avere il coraggio di sporcarsi le mani e non aspettare sempre il servo muto, la puzza esce anche da sotto la ghiaia e concima i brutti pensieri.
Avrei dovuto mandarti un messaggio, so che ne hai bisogno, ma sono in un cono d'ombra e non posso parlare con nessuno, ho paura, e non conosco nessuno che stia meglio di me, non ho credito non ho carta.
Ed ogni giorno con questo muso nero davanti agli occhi come un gargoyle di Notre Dame, più catatonico della pietra con la quale è costruito e un sottofondo di spiccioli conservati.
Buona, solo la domenica, amara come le bevande in acqua Pejo, Puffo forzuto, ma senza sforzo, l'indice di E.T. Stiro con il tappetino, ma tutti questi chi li ha fatti entrare? Aprite i porti e chiudete le linee ottiche, le bombe tanto le ordiniamo su internet ed ogni giorno è il solito pacco.
Ma chi non sa fare centro bagna solo il pavimento.
Sotto una brutta sensazione, come dormire sotto le bombe, inganni, in trincea da vent'anni, sempre puntuale e tu sempre in ritardo.
Il corpo di Cristo e la separazione dei beni, chiudi la porta e fai del bene fratello.
Intorno la famiglia ma sembra che questa sera non si frigge.
Ho lo spacciatore sotto casa, i miei conti da pagare e tempo da perdere.

24/02/2019 ARCHITETTURA IN BIANCO E NERO Tempo fa passando davanti ad un vecchio palazzo in cui hanno abitato i miei nonni mi sono venuti in mente una serie di ricordi, ricordi scuri come lo stato in cui versava quell'edificio, chiuso, buio scrostato e decadente. L'altro giorno eccomi di nuovo davanti quello stesso palazzo fresco di ristrutturazione, bianco, pulito illuminato ... Di colpo mi sono invece tornati in mente i ricordi migliori di quel periodo.
La spensieratezza, i giochi la domenica pomeriggio con i cugini, il pane caldo preso al panificio San Marco proprio di fianco. Quando i nostri genitori ci portavano a giocare ai Giardini del Peripato e sulla strada ci compravano la facoccina da Saint Tropez, mia madre mi prendeva anche il frullato! Il telegiornale su un vecchio televisore in bianco e nero messo alto in un angolo, le sere che si mangiava la "pizzella" d'asporto che si portava dentro dei fogli di carta, la lotta per prendersi il condimento che si attaccava, il rimbombo nell'androne del fischio dello zio che annunciava il suo arrivo, il cestino di vimini che fungeva da montacarichi.
06_03_2016 INTERNO Mi ricordo una casa in cui abitava mia nonna alla fine degli anni ottanta nel pieno centro di Taranto. Un portone d'ingresso monumentale con quattro colonne tonde due per lato che decoravano la facciata e noi bambini ci potevamo girare intorno. L'atrio era buio solo ad una certa ora la luce del sole filtrava a fasce fumose di polvere e odore di umido il pavimento era di lastricato con delle chianche e in due punti particolari avevamo individuato le impronte degli zoccoli dei cavalli. Il palazzo era di tre piani, più mansarda, mia nonna abitava al secondo, al primo piano fosse abitava una coppia di anziani, il terzo era disabitato. I pianerottoli erano lunghissimi, e quando arrivavi al piano correvi per la paura che qualcuno uscisse dalle tante porte che si aprivano ai suoi lati, almeno quattro, oltre le due, una di fronte all'altra dalle quali si accedeva agli appartamenti, prima di essersi affacciati su dei pozzi luce speculari che scendevano giù fino al piano terra.
La casa era gigantesca, con le stanze una dentro l'altra e il bagno minuscolo nel balcone.
In un angolo della sala da pranzo soggiorno c'era il lettino dove ho visto trascorrere la maggior parte del tempo la vita condivisa con mio nonno.
La sua inerzia apatica strideva con il caos che facevamo noi bambini (un'orda selvaggia di cugini) riuniti per i pranzi della domenica e di tutte le feste comandate.
Una casa fredda, in un'era dove non esisteva il termoautonomo e stufe a gas ed elettriche erano un lusso. In estate si stava freschi e alle volte penzolavamo le gambe nelle inferriate dei balconi che davano sul pozzo luce, meta ambita per gli eroinomani dell'epoca.
FLASH - Prima di perdermi per conto mio ricordo perfettamente un pomeriggio mentre appollaiato sul marmo di quel balcone con le mani, come in gabbia, vedo nitidamente un tipo appoggiarsi al muro due piani sotto di me e scivolare lentamente lungo la schiena dopo essersi preparato ed ignettato una delle sue dosi quotidiane.
La testa all'insù, gli occhi aperti e vuoti che mi puntavano ma che non mi guardavano ... Mia nonna che quando si accorge di quel tipo moribondo nell'androne mi chiama "vieni dentro!!"
Ricordo le scale fatte di corsa, e le porticine lungo le rampe, misteriosi cunicoli nelle intercapedini, il piano mansardato sopra il terzo in cui non sono mai andato, dove non abitava nessuno, ma da dove ogni tanto si sentivano dei rumori, le siringhe usate per terra nel portone e i tramonti meravigliosi dal balcone che si affacciava sulla via principale, quello molto più sopra quelle quattro colonne. Dal balcone interno invece un universo fatto di tufi non intonacati, vegetazione incolta nel terreno affogato dalle costruzioni stratificate e vite parallele lontanissime che si muovevano nei palazzi confinanti che chiudevano un micro universo.
Ricordo quando mio nonno ha smesso di restare in silenzio ed è andato via da quel suo lettino in cui rimaneva sempre più tempo, sempre più immobile, ricordo quando le siringhe cadevano da dietro le porte in legno, e mia nonna ha lasciato per sempre quella casa, troppo grande per lei, troppo lontana nella mia vita.
Ricordo il momento in cui tutto si è spento silenziosamente dietro quel portone, di quando ho smesso di girare intorno alle colonne e di mettere il piede nell'orma dello zoccolo del cavallo, di guardare l'oblio dall'alto in basso e assaporarlo per un tempo infinitamente breve e lungo dentro i miei occhi aperti e vuoti che mi guardavano dentro.
Ricordo l'interno dietro quel portone e riparto ogni giorno da dentro e dal mio inferno.


16/02/2019 FLOZ FLOYCE Ho iniziato ad "ascoltare" musica negli anni '80, ascoltavo musica degli anni ottanta e già c'era chi mi diceva che la musica di prima era meglio, ed è stato sempre così, la mia attenzione veniva catturata dalla contemporaneità, le ultime ondate della new wave, il rock italiano,la rumoristica industrial, il grunge, il rap, il triphop, la jungle e la drum'n'bass, l'elettronica ... Ma era sempre meglio quella di prima, dicevano!!
Poi la musica ritorna e ... 
Peccato non essere stato ad uno dei concerti per i ventanni di Mezzanine, pero' che bello esserci stato due anni prima che Mezzanine uscisse e c'è già chi dice "ma era meglio quello di prima" sarà sempre così!
Come dice Achille Lauro 
"No non c’è niente da capire - C’est la vie"
hic et nunc fatevene una ragione

Come dice Achille Lauro 
"No non c’è niente da capire - C’est la vie"

03/02/2019 IPER SPAZIO COMMERCIALE Ho passato otto mesi nell' iper spazio commerciale al freddo secco dell'aria condizionata e al ventilato caldo innaturale, dal primo di Giugno all'ultimo di Gennaio, un cambio di armadio, estate/inverno passando attraverso le mezze stagioni entrando a pugni chiusi nelle anime in decomposizione di mezzi uomini.
Ho cercato di evitare la confusione pur invocandola, avanti e indietro spingendo al massimo gli ingranaggi dell'ottimizzazione dei tempi e dei costi, sospirando, sacrificando tempo e bruciando gpl lungo la strada per ritrovare la linea per rientrare.
Ho vagato nei corridoi lastricati, e nel parcheggio deserto a prima mattina, segnando tutto, come al solito e solo alcune delle cose che ho visto posso raccontare.
I parcheggi per i disabili sono occupati da subnormali al novantanovepercento delle volte, una ragazza che lavora in un bar lasciava la sua macchina, una cabrio nera, sempre e solo in un parcheggio giallo per tutto il suo turno di lavoro, per tutti i giorni di lavoro, per tutte le volte che i suoi orari sono coincisi con i miei passaggi in questi otto mesi.
Il codice della strada non ha nessun valore all'interno delle strade tra una fila di parcheggi e l'altra, controsensi, precedenze completamente ignorate, rotatorie tagliate in obliquo ... Malgrado un parcheggio sconfinato spesso ho trovato macchine inspiegabilmente parcheggiate lungo le corsie, nelle rotatorie forse solo per garantirsi una comoda e rapida via di fuga in caso di disastro, ma questa è solo una mia supposizione.
Se hai la fortuna di prendere un carrello senza la moneta, lo abbandoni sicuramente nel parcheggio di fianco alla tua macchina. I carrelli sono calamitati e sembra essere costretti da una forza più forte di infilarli nella fila più lunga, anche se la stessa invade ed ostruisce la corsia stradale!
Ci sono persone che vedevo sempre, come degli arredi, senza turni, mai a riposo. L'offerta telefonica e praticamente illimitata, ma ho visto solo la fila davanti all'ultimo tormentone televisivo, ho ascoltato di cambi gestori tripli mortali per accedere alla migliore offerta possibile per un tempo inutile senza valore.
Le bancarelle, i gonfiabili, le blatte, la pista sul ghiaccio, i TIR luminosi, i saldi immortali.
L'approssimazione della spesa all'ultimo minuto contro la strategia più raffinata, i baci degli innamorati e le liti degli smemorati.
Il fastfood se mi va, le cialde, lo sconto per i galleristi, la prima maglietta di CR7... I segreti dei camerini, il magnaccia di Nardò che gli sta per cadere addosso il mondo come a Weinstein, giuro di dire la verità, tutta la verità!
Ed ecco, oltre dieci anni fa che trascrivevo al computer la tesina della mamma di Lucia e Gaga e per la prima volta m'imbatto in una parola che racchiudeva un concetto un comandamento, prima di Aldo Rock, prima del tatuaggio di Vacchi, leggo, trascrivo e imparo la resilienza.
Grazie Antonella!
Un albero che perde le sue foglie e diventa scheletrico, lineare, ombra confusa tra l'asfalto e i blocchetti di cemento.
Otto mesi in orbita in questo Iper Spazio, resiliente, come un meteorite nel cielo del tuo mondo.

20/01/2019 VERSO LA FINE Non sono rimasto seduto sulla riva per veder passare il cadavere del mio nemico ... Ho strisciato lamiere e allentato la pressione nelle gomme, quadratini colorati apparentemente senza significato, spazzatura sul parabrezza, ero io di passaggio sull'uscio, ero sempre io quell'ombra alle spalle alla chiusura.
Non sono restato fermo ad aspettare e l'occasione fa l'uomo assassino, ma tu una stupida troia con la pala in mano a scavare nelle sabbie mobili e le lacrime di una specie protetta che piovono nella cabina.
La bambina dell'esorcista tutta nuda su un vecchio dragone, un piccante bodyguard al centro e parole che rimbombano vuote.
Tossici pret a porter
Ma verso la fine al centro tra due fuochi, coda di paglia e fica di bambagia, io non sono rimasto seduto, tu invece immobile mani conserte e culo stretto, la polvere sotto il tappetto non puoi nasconderla per sempre, peccato non ti conosco per niente.
Anche se cambia la prospettiva e sei con la sabbia al collo, non resterò a guardare ... Le mie unghia ancora a striscire sulla lamiera a fare pressione, lettere anonime, ombra anche di giorno, di passaggio solo per aumentare il conteggio.
Nessuna devozione al santuario mariano per la madonna piangente, resta sola con i tuoi numeri di legge, nessuna disabilità, solo incoerenza insindacabile.

13/01/2019 PERSONE NEGATIVE, OVUNQUE Ci sono delle persone che hanno il potere di farsi percepire positive, propositive, produttive, finché le hai intorno riescono a farti mangiare la loro realtà fatta di tante parole e fatti nebulosi che sembrano invece bellissimi skyline aperti sul futuro.
Ma quando ti allontani per un attimo, se riesci a metterle a fuoco e a sentire quelle stesse parole dall'esterno ad analizzare quei fatti con critica analitica allora ecco che quelle persone si materializzano per quello che in realtà sono, sacchi di merda!
Ora non sto parlando in maniera generica, ma mi riferisco ad una persona in particolare, amica di tutti ma che di tutti sa dirti male, punto di riferimento di tanti e allo stesso tempo triangolo delle bermuda per bastimenti carichi carichi di ...
Come un citro al contrario, al posto di immettere acqua sorgiva nel Mar Piccolo risucchia tutto, come sabbie mobili, un blob ondeggiante.
Ora a ripulire le strade, ora in sella alla bicicletta, ora dietro un banchetto a leggere una pagina di un libro ingiallito, ora davanti ad una telecamera portavoce senza nessun titolo.
Una persona negativa che incontri ovunque e ovunque è stato lui ... Non esiste più niente!!
Perché? Perché tutta la sua positività, tutta la sua produttività alla fine non esistono e lui è solo una cannuccia che succhia le idee altrui uno shitsurfer che pur di prendere l'ennesima onda lascia che qualcun'altro affonda.
"La fossa del leone è ancora realtà uscirne è impossibile per noi è uno slogan falsità il nostro caro Angelo ... Gli specchi per le allodole"
Levati gli occhiali da studioso che a sapere le cose sono bravi tutti, ma non sempre serve.

09/12/2018 DODICI MESI, ANNO DOPO ANNO Nei giorni scorsi è capitato che in molti, non vedendomi da tanto, mi hanno chiesto come stai?
Tutto sommato sto bene, lungo le rotte usuali, nessun vuoto d'aria, nessun incidente, nessun dirottamento.
Ma anche se la routine è sempre la stessa, e i voli sono quelli a breve raggio soffro di un jetlag emozionale, e non dormo da tempo.
La business class non la conosco e mi sento invece costantemente su un vecchio aereo di linea di terza mano.
E' come decollare sapendo che finirai il carburante prima di arrivare e allora ti prepari all'atterraggio a motori spenti, come un aliante, silenzioso, guardando il panorama e sperando che durante l'avvicinamento a terra non subentri nessun imprevisto.
Intanto al posto di fotografare le nuvole fuori dal finestrino, come ogni fine anno metto in modalità aereo.

25/11/2018 LA TRISTE REALTA' Cammino per quella che una volta era un'arteria commerciale della città, il sabato sera faticavi nella folla sul marciapiede (stretto) gli ingorghi davanti alle vetrine, i capannelli di gente che discuteva, la corsia di marcia per le autovetture private completamente occupata da mezzi parcheggiati in doppia fila, mentre la corsia riservata ai mezzi pubblici un fiume lento di veicoli in fila e smog che riempiva gli spazi.
La triste realtà è che ieri sera su quella strada faticavo a camminare sul marciapiede stretto ma la gente non faceva folla, camminava, alle volte si accalcava inspiegabilmente, quasi tutti i negozi erano vuoti, molti negozi che ricordavo non ci sono più! La doppia fila non è continua e sull'altra corsia niente più coda, quasi si respira!
La triste realtà è che per strada ci sono solo anziani e qualche coppia con bambini piccoli, pochi ragazzi e il capannello più numeroso l'ho trovato a svapare sulla soglia di un negozio 24H.
La triste realtà è che questa strada in un sabato qualunque mi ha sempre fatto schifo ... Invece ieri ho provato un senso di angoscia da ecatombe.
Ho attraversato la strada da una parte all'altra senza problemi, da un bar verso un panificio, mi sono allacciato le scarpe a fatica ad un angolo mentre dalle traverse laterali non rimbombavano i clacson delle auto che non riuscivano ad andare avanti ma soffiava il freddo vento del niente.

18/11/2018 QUANDO FLORINDO ERA ... Qualche giorno fa è uscito un libro che racconta Taranto dal 1986 al 1995, una Taranto molto diversa da quella di oggi una Taranto in cui rimbombava forte la new wave prima e il nuovo rock emergente italiano. Concerti che sono rimasti nella storia, non tanto per i nomi, Bauhaus, New Order, Simple Minds, Ultravox, Sound, Siouxsie ... Diaframma, Litfiba, Moda, CCCP, ma perché apice aggregativo di un movimento fatto di radio, serate, fanzine, Piazza della Vittoria!
A raccontare quelle storie ci sono i protagonisti dell'epoca, tante foto locandine e ritagli di giornale passati prima su un gruppo di facebook poi infilate in questo volume in cui grazie ad un paio di foto che avevo semplicemente tirato fuori dai vecchi ricordi e date in pasto al social vengo "citato" nei ringraziamenti. Ma quando Taranto era la Firenze del sud, cos'ero io?
Io ero poco più di un bambino pieno di sogni e grandi progetti, ascoltavo il dark, i Cure e i Sound su tutti, il rock italiano dei Litfiba, il punk islam dei CCCP, i loro nomi scritti a mano sulla cartellina di plastica dei disegni tecnici.
Facevo parte di un gruppo musicale, cantavo, suonavo il basso, qualche volta, ma non ero bravo in nessuna delle due cose, scrivevo i testi e scrivere, al di la della bravura, è una cosa che continuo a fare, così come riempire la mia vita con la musica.
Alcuni di quei sogni si sono realizzati, altri si sono trasformati in incubi altri ancora dissolti con le prima luci della maturità, i progetti continuano a tenermi vivo.
Io ero presente in alcuni di quei concerti e per innumerevoli motivazioni conosco tante delle persone citate in questo libro: Quando andavo a comprare i dischi da Stage o quando incassavo il giudizio negativo su un demptape di uno che non sapeva neanche parlare l'italiano (e non sa ancora parlarlo!!).
Un libro che racconta una storia che più o meno intensamente incrocia la storia di tanti ed in parte incrocia ed ha segnato anche la mia.
Un libro che al momento si ripete, pieno di errori di stampa, il mio nome tra i tanti, un libro che non ho ancora finito di leggere ma mi ha fatto venir voglia di ripescare questo manoscritto del 1994 (scritto in parte insieme al mio amico Nino) e che racconta la storia di una scalcagnata "rock band" proprio in quel periodo storico, proprio in questa città e che incrocia il suo scorrere con alcuni personaggi che ho ritrovato nei racconti di questo libro, un manoscritto che chiudeva quel capitolo della mia vita, quando Taranto era la Firenze del Sud ed io diventai un giovane uomo! Ed oggi come ieri la mia verità è un'altra ... Florindo Flondstation

04/11/2018 SURREALE Lungo la strada viscida, nel buio della notte che avanza tra le luci deformate da minuscole gocce d'acqua, dietro le spalle di una fata dorata, le parole di una bianca bambina oltre l'assordante confusione delle voci che rimbombano nel vuoto:
<<Tu chi sei?>> 
Sono a metà tra uno scheletro ed un lupo ululante vago senza meta, brillo e mi spengo bruciando come una cometa. Ma ora torno nella mia ombra, sull'uscio di un vecchio portone, la gente che passa molti non mi notano neanche, qualcuno invece si, si spaventa, poi sorride nervosamente, qualcuno lo devo inseguire e non posso fare a meno della mia natura schiva, restando ad ascoltare decifrare, immaginare, meravigliarmi.
La vita che prosegue in direzioni mai banali, anche quando sembra tornare indietro, precipitando in un baratro, il cielo che lentamente si allontana, le stelle che diventano sempre più piccole, meno brillanti, poi di colpo il buio. Il silenzio. E sembra surreale, ma tutto riparte!

28/10/2018 QUANDO SIAMO DIVENTATI TUTTI UGUALI? Esistono dei modi di dire che caratterizzano dei posti specifici o un gruppo di persone particolari, semplificando nel nostro piccolo, i soprannomi dati in famiglia o a scuola tra gli amici.
Se dico UGO GALEONE sono davvero poche le persone che possono capire e sorridere, oppure Licchio, cockerino ... Ad un certo punto sembra che tutti si sia stratificato, fermentato, filtrato dal social e adesso, se scrivo una cosa, la capiscono tutti anche se non ci conosciamo:
Buongiorno Mondo, lavoro presso Me medesimo, ho fequentato l'Università della strada e i laureati fanno lo stesso lavoro dela cazzo che faccio Io MUTI ...
Ecco, E niente, Spegnete Internet, Abbiamo un vincitore, Puo' accompagnare solo
Facciamo tanto quelli fuori dal coro, i diversi, ma forse ci siamo sopravvalutati e alla fine non siamo tanto diversi dagli altri, tutti nella stessa stratificazione in fermentazione, in attesa di cosa?
Arriverà quello che va bene per noi, facciamo gli schizzinosi e la sera non usciamo, in giro ci sono sempre le stesse persone, sempre gli stessi posti, tutti uguali, filtrati a marcire con i materiali da recupero, le poltrone di velluto, gli inserti pseudo industriali lo shabby chic le mattonelle vintage il finto parquet ... meglio rimanere in casa e guardare un'altra serie, indossare la maschera del momento ed aspettare la mattina, mi son svegliato ed ho trovato l'invasor.
O dovrei scrivere una considerazione personale su un qualsiasi argomento di cronaca e bollarla come "verità assoluta" chiudendola con un per niente amichevole CIAO o ADDIO

23/09/2018 LO CHEF CON LA CODA DI RUCOLA Andare su tripadvisor e scrivere una recensione negativa di un posto in cui sei andato a mangiare sarebbe troppo facile, sentirsi al tempo stesso Alessandro Borghese e Carlo Cracco e stroncare le velleità di ristorazione del ristorante di turno.
Il tipo ci fa sedere, abbiamo prenotato telefonicamente e nel locale non c'è ancora nessuno.
Siamo stati ingenui, perché lui ci propone subito gli antipasti e poi aggiunge faccio io, non vi preoccupate, vi faccio mangiare bene!
L'ultima cosa che vogliamo andando a mangiare fuori è essere preoccupati ... Questo credo sia normale, e ci fidiamo.
La cameriera mi mette di fianco (sono l'unico uomo al tavolo) il cestello per il vino e poi infila una bottiglia di bianco senza chiedermi niente. Io estraggo la bottiglia giusto solo per capire cos'è, guardo l'etichetta, un vino locale, lei dice va bene? Non avendomi proposto una carta dei vini, credo sia quello basico, della casa, e gli dico di si, lei lo stappa, il proprietario arriva e ci versa il vino.
Inizia la sfilata degli antipasti, tutti di mare e non siamo più gli unici seduti, gli antipasti alla fine non sono male, ma qualcuno secondo me è fatto con la materia prima avanzata da altri piatti ... Come si farebbe a casa mia, non in un ristorante!
La cosa che mi lascia perplesso è la facilità con cui le persone (di casa nel locale) entrano, attraversano la sala e si affacciano in cucina.
A questo punto lo chef in persona ci tiene a portarci al tavolo una sperlunga di fave e foglie con crostini di pane, buone, ma ho mangiato fave e foglie decisamente migliori.
Una cosa che non è mai mancata nei piatti è stata la rucola, quasi sempre ornamentale, mai funzinale al sapore del piatto anche perché insapore e di un verde pallido e spento.
L'assaggino di primo è un piatto di paccheri con melanzane e sentore di pesce spada. Un piatto a testa, anche alle due bambine, malgrado le ripetute raccomandazioni di non esagerare, che naturalmente sono volate, al contrario dei visitatori di passaggio, oltre la cucina!!
Lo chef passa tra i tavoli, chiede se va tutto bene, si illumina quando lo chiamano chef, ma a giudicare dalla cottura della pasta è solo un semplice cuoco ... Ad Alessandro Borghese si sarebbe fermato il tempo tutt'intorno, trasformandosi in bianco e nero e avrebbe detto qualcosa di negativo, Cannavacciuolo invece avrebbe girato i paccheri e gli avrebbe mandati indietro.
Piatto di frittura, scura di olio sicuramente super usato e gaberoni arrosto in un letto di rucola e in un mare d'olio. Si fatica a sbucciarli, anche con le mani, la frittura è pesante.
Al tavolo dietro di noi il figlio del proprietario con degli amici, arrivano altri piatti e si riempiono la bocca con la parola chef!
Paghiamo il conto forfettario un pò esagerato per la qualità del cibo, senza una distinta precisa, che mi faccio al volo e che alla fine ci sta tutta ... Ma se fossi su tripadvisor lascerei un commento negativo, non ci tornerò più, non lo consiglio a nessuno, malgrado qualcun'altro l'abbia consigliato a me!!
Che posto è? Gli indizi gli avete tutti, non fatevi incantare.

25/08/2018 TUTTO QUELLO CHE ABBIAMO SEMPRE VOLUTO Ad un tratto mi trovo circondato da T-Shirt nere con stampe bianche in contrasto, occhi all'altezza del petto, silhouette, pipistrelli ... Le stelle dietro le nuvole, i profili ...
Il cerchio ha fatto più di un giro completo, i ragazzini con gli occhi tristi total black e i capelli stirati di lato, quelli più grandi con lo sguardo stanco dei sopravvissuti, Io c'ero come un'era fa!
Passi lenti e sguardo basso intorno al monumento, capelli arruffati e anfibi.
Le ombre si allungano oltre le pareti squadrate di tufo, i tagli sono come le cicatrici sotto la pelle. Anni neri sulla strada senza filtri e corda.
Si spengono le luci, sono sempre nella mia posizione privilegiata, si sente bene, si vede tutto, lontano dalle spinte e dall'incontrollabile voglia di esagerare nel pogo, vecchio stile senza maxi schermi e regie occulte, senza filtri e corda.
Mini schermi in aria ...
Ad un tratto mi ritrovo in quella festa alla deriva, confusione amplificata, disperso nelle sovrapposizioni dei fogli che cadono nella mia testa, ma questi sono quelli veri!!
Le parole definitive inchiostro sulla pelle che si ripiega come linee sulle pareti verticali che ancora cerco di scalare, cicatrici da nascondere. Ad un tratto la penna non scrive più, la calligrafia diventa incerta, mi ritrovo nel tempo che è passato in maniera differente per tutti ...
Un coglione che si fa i selfie mentre il basso incalza, occhi spenti dietro gli occhiali scuri, un bisonte senza maniche che si addormenta sulla sedia di plastica sotto gli occhi vividi di Adrian e del suo doppio, una mia icona locale degli anni novanta che cammina a fatica con il bastone ... Il tempo che diventa incerto per tutti ... Era tutto!

29/07/2018 COME VOI Ho provato ad essere come voi, alla vostra altezza, ma non ci sono riuscito.
Orbito ad una quota intermedia, mai troppo basso e neanche troppo in alto ... A questa quota tutto è rarefatto e credo di trovarmi bene anche se puntualmente mi manca il respiro, perdo lucidità, inizio una lenta discesa dinamica, ma non mi schianto, ancora non è successo.
Ho provato a prenotare le mie serate, ma non ci riesco, non trovo mai posto dentro me stesso, non sono mai in lista, sono vestito male, non ho la carta di credito giusta, sono fuori luogo, non mi sento al posto giusto, mi dispiace.
Sono libero ma con le catene all'anima, volti sorridenti, corpi abbronzati, libri digitali in un torrido luglio che sgrana in agosto.
Prego un Dio non preciso, e i santi in viaggio lontano.
Dove sono i miei figli che ho scordato? La grande nuvola agli antipodi il jukeboxe dentro al telefono e la censura nella scrivania dell'ufficio, il doppio gioco, il fidanzato, il Grande Fratello e io che non ho paura a fare il confessionale!
Come voi non sarò mai! L'ingresso riservato, il parcheggio in doppia fila, la chat dell'avventura la magra figura.
Ascolto sempre le stesse cose ma l'orecchio è puntato sul futuro, dal passato non ho bellezza.

09/07/2018 VIVA LA VIDA LOCOROTONDA Seguo un raggio laser nel buio della notte contro le nuvole che mi ricordano lo scorso anno. Mi muovo tra ventagli di carta ed ombrelli, vestiti allineati e acquisti last minute per un matrimonio, faccio due passi entro in un mondo spirituale galleggiante, sgrano semi UNITE da un cordoncino, ogni preghiera è un nodo.
Due spritz da asporto, passa una veloce processione, bambini in tunica spingono carrelli con obelischi amplificati, gli sguardi severi del clero e quelli fieri dei fedeli al seguito con le loro brillanti medagliette.
La sera è un cuore illuminato a festa di paese.
Ma devo andare, scendo gradini attraversando strade che solitamente percorro più velocemente.
Il biglietto senza fila e sono nella terra. Luci pulsanti dietro la macchina, stands, puzza di fritto, calici in plastica, tori rossi niente mucche e la zona vip sotto le solite lampadine penzolanti ed il bianco meno bianco, le proiezioni pubblicitarie a loop.
Niente oro in cambio dell'argento per me.
L'acid jazz di qualità non mi è mai piaciuto, sono un villano senza titoli nobiliari, i bambini vogliono solo essere liberati.
Lo staff visto da vicino, magliette e felpe griffate, Mac come se piovesse, ma sono uscite le stelle.
La voce senza spessore, una mezza delusione, ma tutti sembrano contenti, tutte cose già viste. La terra perde i suoi fiori passa a volo radente l'aereo con il concime.
Arriva l'età del ghiaccio. Vado via a passo leggero, inseguito da un raggio laser nel cuore della notte. Domani non torno "Non è la prima volta che ascolto un disco e già prima del primo minuto sono completamente immerso in uno stato di completa incredulità. Tutto gira nel modo giusto, si apre si chiude, la voce rincorre gli echi i cori, l'elettronica porta il soul nella profondità più intima"
E' un PROCESSo all'anno scorso
S

 

24/06/2018 LA VENDETTA L'ATTESA LA RABBIA Nella vita tutto si rincorre, inizia e finisce.
Sipario, l'interpretazione da premio loscaR, gli applausi, le rose in camerino.
Tendi i fili di burattini che ti hanno messo in mano, ma sulla tua testa da parassita altri fili, talmente stretti che ti bloccano la circolazione alla testa, non ragioni, vai avanti come una macchina senza assicurazione sulla vita.
Una ruota, un cerchio che prima o poi si chiude, e la natura che mi scorre intorno me lo ricorda sempre, in maniera prepotente.
Sei come il grano, ma ti credi fatta d'oro, Un gioiello per il quale gli uomini bramano e perdono la testa, ma la tua fine è quella di essere spazzata via da una falce lucente e bruciare nel cuore della notte.
Il rogo sotto la strega e le parole che sembravano anatemi ora hanno il suono dell'implorazione, la paura vista quando ti punta in faccia è diversa.
Io resto seduto, aspettando che la natura faccia il suo corso ed arrivi il momento della mietitura sul tuo campo paludoso.
Le bugie che raccontavi la doppia vita che vivevi e la speranza di cosa mi risulta difficile da capire.
Un'essenza inesistente.
"Go away - get away, get away, get a-way
Every wet nurse refused to feed him
Electrolytes smell like semen
"

17/06/2018 E CI SONO ANCORA Ad un certo punto ti fermi, sei stanco? Non hai più niente da dire? Sei arrivato? Si è fuso il pc?
Colpa del pc ... addio sistema operativo, archivi e tutti gli orpelli.
Pian piano tornano le pulsazioni, le cartelle si riaprono, restart ... Nuovo sistema, nuovi programmi, vecchio stile. Se stai leggendo devi sapere che una cosa che non ho recuperato è la mailinglist della newsletter. Quindi se vuoi continuare a ricevere info mandami nuovamente la tua mail, il mio indirizzo lo sai, florindo@flozstationit.it
E si, ci sono ancora, non mi fermo, non mi posso fermare. Alzo il passo accorcio il tempo. Tutto quello che è passato in questi giorni ormai è passato.
Sono la mia ancora di salvezza.

03/05/2018 TRAP PITARA E facciamoci questa foto finta ieri ho fatto la tinta io bevo una pinta la mamma dei cretini è sempre incinta
E facciamoci di tutto prenotiamo se no facciamo brutto al primo sole vedi che mi butto.
Ma la vita è avanti e indietro poi sclero e sparlo come Di Pietro
Non sei Miss Sarajevo.
La colla in mano saluta piano facciamo finta che non ci vediamo poi chiacchieriamo e ci tagliamo la vita sta davanti al dorso della mano io mi allontano tu guardi dall'alto come il mare da Positano può sembrare strano ma ho dormito al SanPietrodiPositano.
La luce blu puntata in faccia, senza divisa ma con il cellulare
se torno a scuola insegnami a chattare o a registrare una nota vocale
giro la ruota e compro una vocale vado avanti che non ho la soluzione.

15/04/2018 DALLA MACCHINA AL LAVORO Quasi ogni mattina lascio la macchina in una zona della città a metà strada dalla scuola che frequenta mia figlia e l'ufficio dove lavoro ...
Bisogna prestare attenzione già uscendo dall'abitacolo, i marciapiedi sono disseminati di escrementi maleodoranti di cani non raccolti dai propri padroni, alla catena!
L'atmosfera è malsana, innumerevoli mosche svolazzano, le aiuole sono infestate da erbacce e i pochi alberi presenti crescono incolti incombendo sui marciapiedi come giardini verticali, ma decadenti.
Agli angoli delle strade dove sono parcheggiati i cassonetti è un prolificare d'immondizia sparsa e vario materiale di risulta (di ogni genere) materassi, pezzi di vecchi mobili, sanitari in disuso, bustoni con calcinacci (tutti elementi che andrebbero conferiti in discarica previa autorizzazione).
Pur notando appesi ai balconi diverse divise dell'azienda locale per la nettezza urbana e tantissime di una cooperativa sociale la situazione del decoro urbano è tragica. Oltre agli escrementi già menzionati, tutta la strada, qualunque variante io prenda la mattina, è caratterizzata da pattume variopinto, buste di plastica alle volte piene, involucri traslucenti di patatine, biscotti, pacchetti di sigarette accartocciati, materiale organico caduto da chi sa dove ... Per oltre una settimana sul limitar di una saracinesca è rimasto adagiato il cadavere di una rondine. Il parcheggio è selvaggio, non esistono incroci non presidiati da autovetture in zona rimozione, oltre che da sentinelle H24 che presidiano la loro zona, il fruttivendolo all'angolo occupa il marciapiede abusivamente urla, fingendosi pazzo e si lamenta delle tasse mentre intorno a lui nel raggio di 200 mt ci sono almeno altre tre bancarelle e camioncini che vendono gli stessi prodotti senza nessuna autorizzazione. I temporary store stagionali non mancano, il periodo dei fuochi d'artificio, i fiori a San Valentino le mimose alla festa della donna, le rose a quella della mamma, i carciofi, le fragole buone ora inizia la stagione delle cozze sui tavolini di plastica, si sgrammella si butta l'acqua sulla strada, tra una merda e l'altra, e si alimenta lo svolazzar di mosche.
Il tempo libero, infinito per alcuni, davanti a due o tre circoli culturali in cui su tutto vince l'aroma di birra locale in vetro vuoto a rendere e il tappeto di cicche.
Qualche volenteroso ramazza davanti la sua attività spostando il pattume sotto il marciapiede che non nasconde o più in là ... Ma è un'attività poco intelligente.
Qualche rigattiere che usa la strada come officina, quello che vende biciclette usate, e che crede che quattro stampini, una mano di pennello e alcune decorazioni con l'uniposca possano trasformare un catorcio in chi sa quale gioiello.
Per strada facce storte, gente che sembra disperata, sempre con il biglietto in mano, un tipo che parla da solo, ma non ragiona ... Si lamenta! Un esercito di passeggini pimpati con il cartone, ricercano l'oro nel pattume, aprono buste, raccolgono cianfrusaglie metalliche.
Ragazzi di colore con i borsoni o con il cappello in mano che si allontanano da questo manicomio, quello che porta la bombola del gas in bicicletta, gli scooter senza targa e senza regole, le donne che gridano, quello che fa l'estrazione del lotto ambulante, una tossica dai capelli come spire in cui si soffoca, sarà per quello che sputa continuamente, gli apecar con carichi ecoinsostenibili, la casa famiglia, il biliardo, la vaiassa al tabacchino, i negozi dei cinesi che chudono e come se non bastasse tutto questo, Barbara D'Urso!!

25/03/2018 IL SANTO GIOVEDI'L'avvicinarsi del giovedìsanto, ormai da qualche anno m'impone un attimo di seria riflessione, uscire la testa dal mio mondo, lasciare per terra tutte le buste di sabbia che mi porto dietro puntare la sveglia alle 03:33 ...
Sul ponte tornavano a casa tante persone alcune a piedi, altre in bicicletta ... Qualcun'altro in macchina, in sette, in una sola macchina emanuelenricovalentinandreateclafrancescaluca.
Qualche anno dopo abbiamo visto gli attentati terroristici di Cannes o del mercatino di Natale di Berlino ma noi siamo sotto pasqua e la dinamica potrebbe, comunque, essere analoga.
Nessuna guerra santa, nessun sacrificio per guadagnarsi il paradiso, ma solo esseri umani stupidi, vigliacchi e il perdono che cammina a piedi scalzi sull'asfalto, silenzioso, come la morte, vestita di nero, nessuna strage.
Quattro cerchi a motore contro due cerchi a pedali mossi dal cuore, sette contro uno ... Quante promesse ho fatto, quante speranze si sono infrante quante vite si sono spezzate ed hanno preso una direzione diversa da quella che doveva essere o forse era proprio questo quello che doveva essere ed ogni volta quando leggo i vostri nomi incisi sulle pareti scrostate o chiudo gli occhi e vedo le ombre dei vostri volti per un attimo, solo per un attimo mi rallegro e sono contento di non avervi mai conosciuto ... Senza peso ... Nell'atmosfera ... La vita non è uno scherzo e il male è un ghigno dietro un sorriso.

11/03/2018 IRA_B Ogni volta che passo sotto la tangenziale entro in un mondo che va avanti alla velocità della luce ma che per me è rimasto ad un quarto di secolo fa.
Senza tempo dal carcere alla città vecchia in linea retta, a piedi sopra o sotto la stazione, gli odori degli shop etnici, gli store cinesi ancora lontanissimi, la chiesa con il tetto verde e le tette delle studentesse al balcone di fronte.
I viveri che finivano subito e le serate infinite, lo studio dopo, i soldi vanno via in fretta.
Sotto la pioggia in cerca del fumo e poi tornavamo a casa con il quadro a specchio della birreria ... poi il vomito.
La calca per entrare a lezione in una chiesa sconsacrata e le bionde tutte in tiro, invece io avevo le amicizie peggiori, quelli che si addormentavano a lezione che non avevano il pigiama e che puzzavano di tabacco, i cani ancora non si usavano.
Però le bionde le invidiavo che abitavano in centro e venivano a lezione in macchina, io la settimana corta e lo sbattimento del fuorisede.
Oggi sono passato sotto quei bastioni l'odore del mare ero lo stesso, ma lo skyline dentro di me è cambiato.
Non invidio più nessuno, la calca mi spaventava e l'ho lasciata agli altri dieci, cinque ... Last night a DeeJay save my life!
In lontananza una ruota panoramica che gira, ondeggia al vento ma io ho ancora paura di tante cose.

04/03/2018 MATITA E FOGLIO Al seggio malgrado l'ora controra c'era la fila ... Check one two Camera dei Deputati e Senato della Repubblica.
I finanzieri che regolano la fila, ma non danno nessuna ricevuta.
Voto sempre nella stessa aula, la prima entrando sulla sinistra, davanti al cesso.
In fondo la segreteria dall'altra parte la palestra poi le scale che portano al primo piano.
La scuola ha cambiato nome e non credo ci sia più l'alloggio del custode e della sua famiglia, ricavato in due o tre aule.
La scuola è sempre la stessa.
Si vota sempre per gli stessi e non ci sono buoni o cattivi, hanno tutti la stessa classe di ferro di cavallo.
Io voto quelli che mi ricordo, amici di tre anni dentro la media, Pagano, Mele, Leoni, Stellato poi tutti gli altri, in giro in bicicletta, le trasmissioni in filodiffusione dal gabinetto, la radio a casa di Antonello, le partite la domenica pomeriggio, proprio come questa, il gruppetto musicale, le feste.
La pasta col burro a casa di Christian il sabato notte, ma che cazzo proprio quando non trasmettono il film e mo' Giancarlo sta sacrificando la figlia al suo elettorato che non esiste più, proprio quando non lo votano più.
Ha finit, l'Amerik!!
Ma noi siamo ancora qui, in navigazione, matita e foglio, qualcuno tra la tempesta, qualcun'altro al sicuro ai tropici ...
Siamo ancora qui a tirarci fortissimo il cassino, Wild Boys e te ne vai con la polvere bianca a casa pensando alla Fiore o al Quant'è brutto!! Check one two.



18/02/2018 LUCI
La differenza? A me non piace stare in mezzo alla gente vestito per la festa, chiamare per prenotare e restare seduto più di due ore mentre la pasta cruda cuoce in un forno a legna, bevendo birra dalle tre/quarti. Beccata ti ho vista!
A me piace entrare nei posti scuri, fare due passi e restare sotto le luci, se mi siedo va bene altrimenti sto in piedi Avete prenotato? E' inutile che chiedi.
Corro lungo la schiena, ti spezzo il fiato in gola sgasato senza cocacola.
La differenza? Sospetto, non ti aspetto scrivo in rima ma fino ad un certo punto, poi metto il punto, non mi dilungo.
Quanto fai al chilometro? Non lo so, ma vado sempre meglio, non mi fermo cammino puntando la cima ma sono su una parete a strapiombo da qualche anno, ci sono aggrappato, striscio lentamente ma sono sempre alla stessa quota insicura. Non lascio la presa, ma sono stanco.
La differenza? E' uguale a zero, perchè credi di star meglio tu e allora non posso dirti più niente, mi stendo, ritorno e alla fine tutto quello che hai detto lo svendo.



28/01/2018 SALTO Al momento sono sospeso con le ossa rotte dal troppo riposo, dietro un mondo blu che non posso mettere a fuoco, che non posso neanche vedere ...con la temperatura a 40°C e un sentore di tachipirina, sudori freddi e asciugamani stesi per terra.



21/01/2018 SFUMATURE L'importanza di scrivere, di mettere nero su bianco le diverse sfumature dell'anima ... Non sono colori predefiniti, tempo fra parentesi, oggetti sparsi sul pavimento.
Ascolto le voci che si rincorrono e mi passano attraverso, sono fantasmi da lasciare liberi.
L'importanza dei pensieri che si solidificano in inchiostro, del grigio che da un upload all'altro diventa bianco e il peso delle parole che non riesco a racchiudere dentro una cella layout, carattere, dimensione, uno spirito che prende fuoco e poi devo buttar giù, tutto d'un fiato come i quindici anni passati, vissuti online come un iceberg alla deriva ma sempre lontano dalle rotte turistiche.